Sulla tragedia del porto di Genova – Pierfranco Pellizzetti

 

«Commentando la tragedia avvenuta martedì scorso nel porto di Genova, quando alle ore 23 la nave Jolly Nero della flotta Messina si è schiantata sul molo Giano ferendo e ammazzando marittimi, un giovane camallo – Luca – ha dichiarato a il Manifesto qualcosa come “É la deregulation marittima, bellezza!”.

Al di là delle responsabilità personali nella tragedia, che saranno appurate dalla magistratura, Luca ha perfettamente ragione quando aggiunge alle notazioni specifiche un più generale spunto amaro sul destino dei lavoratori portuali, un tempo avanguardia della classe operaia italiana e oggi tragicamente declassati a carne da macello, per di più decimati nei ranghi.

Al tempo in cui, si era all’inizio del Novecento, un giovane economista piemontese di nome Luigi Einaudi venne spedito nello scalo genovese dal direttore del Corriere della Sera per raccontare l’insurrezione in atto dei “carbonai” (i mitici scaricatori del carbone), che avevano occupato scalo e città, contro il Prefetto reo di aver chiuso la loro Camera del Lavoro. Ebbene, quel testimone certamente moderato si rese ben presto conto come nella vicenda “i veri liberali” fossero proprio i lavoratori impegnati nella difesa dei diritti generali. Le sue considerazioni furono raccolte in un libro – Le lotte del lavoro – editato da un ragazzo torinese di nome Piero Gobetti.

Quella è un’epopea ormai finita da tempo, nello stillicidio delle tragedie grandi e piccole che marcano quotidianamente il ruolino di marcia della restaurazione liberista. A cui, con una profonda nostalgia per epoche più civili, ho dedicato due saggi per Codice: Liberista sarà lei! e ora Conflitto.

 

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