Evgeny Morozov

Siamo tutti sospetti – Evgeny Morozov scrive su La Lettura del Corriere

«La nuova frontiera digitale è la prevenzione dei reati, ma comporta il rischio di trasformarci tutti in elementi sospetti. Grazie alla tecnologia, la polizia ha davanti a sé un brillante futuro — e non solo perché adesso può cercare potenziali sospetti su Google. Altre due novità, meno evidenti, le renderanno il lavoro più semplice ed efficace, sollevando però molte questioni spinose in materia di privacy e di libertà civili.
Nell’era dei dati disponibili in grande quantità, il lavoro della polizia — come molti altri — viene ripensato, perché ci si aspetta che un’analisi più vasta e approfondita delle informazioni sui crimini del passato, con l’aiuto di algoritmi sofisticati, sia in grado di prevedere i reati futuri. Questo metodo, nato da pochi anni, è conosciuto come predictive policing (polizia predittiva) e molti lo considerano una rivoluzione nel modo di lavorare della polizia. La polizia americana ne è entusiasta e gli europei, a partire dagli inglesi, stanno adeguandosi».

Inizia così l’articolo di Evgeny Morozov pubblicato ieri su La Lettura del Corriere della Sera, di cui vi lasciamo il link, di modo che possiate leggerlo per intero.

 

Evgeny Morozov ha pubblicato per noi di Codice due libri:

 

L’ingenuità della rete, in cui analizza la rivoluzione di Twitter e si chiede se davvero le nuove tecnologie digitali alimentino solo cambiamenti positivi.

Un testo «Divertente e dissacrante. Non è solo un bel libro da leggere: è anche una risposta provocatoria e illuminante al cyber-utopismo che circola ovunque in rete», come l’ha definito l’Economist.

 

 

 

 

 

Contro Steve Jobs, un pamphlet che indaga una delle questioni più controverse degli ultimi anni: Steve Jobs è stato un filosofo che ha cercato di cambiare il mondo, oppure solo un genio del marketing e un calcolatore?

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