Tre anni fa moriva Sócrates – rileggi la sua storia su Oxygen

sócrates


«Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, detto Sócrates, moriva oggi, tre anni fa, all’ospedale Albert Einstein di San Paolo, in Brasile, per uno shock settico. Aveva 57 anni ed era stato uno dei migliori calciatori degli ultimi trent’anni. Sócrates era stato ricoverato giovedì per quella che sembrava un’intossicazione, ma le le sue condizioni sono subito sembrate decisamente più gravi e per questo era stato sottoposto a dialisi. Per Sócrates si era trattato del terzo ricovero nell’arco di pochi mesi: fumava e beveva parecchio, anche quando giocava, e in passato aveva sofferto di emorragie all’apparato digerente e di cirrosi epatica.
Era soprannominato il “tacco di Dio” per la sua propensione a utilizzare con frequenza il colpo di tacco. Ed era laureato in medicina, anche se non ha mai esercitato la professione di medico. Negli anni Ottanta Sócrates era un pilastro del centrocampo della nazionale brasiliana».
Fonte: il Post

 

Leggi l’articolo che abbiamo dedicato a Sócrates nel numero di Oxygen sul Brasile: “Il dottore e il presidente: storia di un’amicizia politica“, di Marco Mathieu.

Qui un assaggio:

«Odio il calcio». Fu la prima cosa che mi disse quell’uomo alto e grosso, con il viso gonfio, i capelli corti ingrigiti e la barba di una settimana, quando lo incontrai in un bar di Ribeirão Preto, a quattro ore di auto da San Paolo. «Per l’intervista ci vediamo al Pinguim, dove si beve la miglior birra di tutto il Brasile», aveva spiegato al telefono la sera prima, dopo giorni di inseguimenti e chiamate senza risposta. E in effetti bevemmo molte birre quel pomeriggio, in mezzo alle sue dichiarazioni sul doping e il calcio-scommesse, sulla vita e la politica. «Nel calcio fa paura chi pensa con la propria testa», ripeteva. «Questa è l’unica industria in cui i dipendenti hanno più potere del loro padrone. Ma la ribellione non è ammessa». Perché Magrão, come gli amici chiamavano da sempre Sócrates (Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira) non era mai banale. 
Fuoriclasse del calcio (Botafogo, Corinthians, Fiorentina, Flamengo, Santos)
 da metà degli anni Settanta
alla fine del decennio successivo, simbolo del proprio 
paese (capitano della nazionale brasiliana ai Mondiali
del 1982 e del 1986), medico (“Dottore” era l’altro suo
 soprannome), artista, intellettuale e leader politico.

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