Speciale 10 anni – Un pensiero di Daniela Minerva

«Codice è l’unica casa editrice italiana che ha scelto di essere solamente una casa editrice di libri scientifici. Quindi è diventata negli anni un punto di riferimento per tutti coloro che vogliono leggere cose di scienza, diciamo così: “alta”. E mi spiego: la divulgazione, molto spesso banale e comunque sempre un po’ agiografica, è un tipo di editoria scientifica che altre case editrici hanno affrontato. Ed è in questa categoria che può essere iscritta la maggior parte dei best seller scientifici nel nostro paese, alcuni di pregevolissima fattura e scritti da autori prestigiosi. Ma che a me paiono sempre scollegati dai grandi dibattiti politico-scientifici che animano il mondo della ricerca e impregnano le sue applicazioni sociali.
Altra cosa, invece, è la saggistica scientifica. Pensata per il grande pubblico, ma non di divulgazione. Codice ha fatto molti libri importanti in questo senso: testi a volte complessi ma sempre collocati in un contesto culturale di riferimento. Codice, insomma, non pensa alla scienza come a un complesso di belle storie da raccontare semplificandole a chi non è del mestiere, ma come a un ambito culturale denso e complesso, e in continuo divenire, del quale farsi portavoce con libri che ragionano sulla scienza e sulle teorie che ne compongono il corpo. Per questo ha un unicum di modernità che manca, per lo più, a molti altri editori.

Consiglierei certamente i libri di Stephen Jay Gould (La struttura della teoria dell’evoluzione e L’equilibrio punteggiato), e quelli di Luca Cavalli Sforza, a partire da L’evoluzione della cultura. Poi quello di Niels Eldredge, Darwin e di Ian Tattersall, I signori del pianeta. Aggiungo La storia segreta della guerra al cancro di Devra Davis e Contro il declino di Pietro Greco. Ma ce ne sarebbero molti altri».

Daniela Minerva, autrice di Di cosa parliamo quando parliamo di medicina.

 

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