Evgeny Morozov, ritratto dell’enfant terrible che sfida i guru del web

evgeny_morozov2Lo hanno definito l’enfant terrible che sfida le convinzioni monolitiche dei guru del web. Lo scettico della Rete che ha smontato il cosiddetto “liberalismo dell’iPod”, ovvero la presupposizione che l’innovazione tecnologica promuova sempre la libertà e la democrazia. Nato nel 1984 a Soligorsk, in Bielorussia, la nazione dove sopravvive l’ultimo dittatore dell’Europa, il presidente Alexander Lukashenko, Evgeny Morozov è uno dei più acuti – e più giovani – esperti di nuovi media. Intellettuale di riferimento nel dibattito sugli effetti sociali e politici dello sviluppo di internet, dopo aver raccontato le sue teorie sociologiche controcorrente sui maggiori quotidiani mondiali – dal New York Times all’Economist, dal Wall Street Journal al Financial Times, passando per El Pais, Corriere della Sera e Frankfurter Allgemeine Zeitung –, oggi arriva in libreria con il suo ultimo libro, “Silicon Valley: i signori del silicio” (VAI ALLO SPECIALE).

Ex attivista nella Open Net Initiative, un’associazione per difendere la liberà di espressione attraverso internet, Morozov da anni partecipa a organizzazioni non governative impegnate per la democrazia nell’Europa orientale. Diventato celebre nel 2008 per post sulle proteste in Moldavia, al confine con la Romania, è stato tra i primi a dubitare dello slogan “rivoluzione Twitter” all’indomani degli scontri in Iran sfociate nel movimento dell’Onda Verde. “L’attività sui social network è stata un grande aiuto per portare le informazioni fuori dalla nazione. Ma se abbia contribuito a organizzare le proteste non è del tutto certo. Una piattaforma pubblica come Twitter non è molto utile per pianificare una rivoluzione (le autorità potrebbero leggere i messaggi!”, scrive sul suo blog Net Effect, che in pochi giorni diventa un punto di riferimento per giornalisti, politici, analisti.

Internet non è sempre sinonimo di democrazia: nel suo primo libro, “Net Delusion” (nel 2013 tradotto in Italia da Codice Edizioni con il titolo “L’ingenuità della rete”), in antitesi con pensatori come Clay Shirky, Morozov, apre uno squarcio sulla convinzione che le tecnologie digitali alimentino solo cambiamenti positivi e siano lo strumento perfetto per lo sviluppo di una reale sovranità popolare. “Non riconoscere – scrive – il lato oscuro di internet è come visitare Berkley, la California e i quartieri generali del cyber-utopismo, e convincersi che anche il resto dell’America sia così: alternativa, tollerante, baciata dal sole, con un sacco di cibo biologico e di buon vino, e con orde di attivisti politici che combattono per cause che ancora non esistono. Ma il resto dell’America non vive così, e certamente così non vive il resto del mondo”.

 

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