Un golpe necessario

12 luglio 2013

«Il dibattito sull’Egitto si svolge tra coloro che danno importanza alla forma e coloro che la danno al contenuto.

I primi hanno affermato che il governo del presidente Mohamed Morsi era stato eletto liberamente e che il sostegno democratico ricevuto era stato più volte confermato.

La cosa più importante in assoluto, secondo loro, è difendere le fragili istituzioni democratiche e contrastare chi vorrebbe annientarle con un colpo di stato. La democrazia – si sostiene – finirà col placare l’estremismo. I membri della Fratellanza potrebbero anche arrivare al governo con le loro idee radicali, ma poi si troverebbero a dover porre rimedio ai guai ea quel punto si preoccuperebbero del rating del creditoe del favore di cui godono presso l’opinione pubblica. Governare li renderà più moderati.

Quanti danno importanza al contenuto, invece, sostengono che i Fratelli musulmani sono caratterizzati da idee e principi ben precisi. Rifiutano il pluralismo, la democrazia laica e, per taluni aspetti, la modernità. Quando si eleggono dei fanatici – così prosegue il loro ragionamento – non si dà vita a una democrazia avanzata: di fatto si dà potere a chi innesca uno sconvolgimento della democrazia. Ciò che contaè estromettere dal potere questo tipo di persone, anche se dovesse rendersi necessario un golpe. L’obiettivo è indebolire l’Islam politico, con qualsiasi mezzo si rendesse necessario.

Gli eventi degli ultimi mesi sul piano internazionale hanno confermato la correttezza delle opinioni di chi dà particolare importanza al contenuto. È ormai palese – in Egitto, in Turchia, in Iran, a Gaza, e altrove – che gli islamisti radicali sono incapaci di guidare un governo moderno. Molti hanno mentalità assolutiste e idee apocalittiche. Gli islamisti possono dar vita a efficaci movimenti di opposizione ed essere impegnati quanto basta da fornire servizi sociali di base. Sono però del tutto sprovvisti della logica indispensabile per governare. Una volta in carica, cercheranno sempre di mettere a rischio la democrazia stessa che li ha eletti».

David Brooks, La Repubblica (per continuare a leggere, clicca QUI).

 

 

David Brooks, columnist del New York Times, ha pubblicato con noi L’animale sociale:

David Brooks - L'animale socialeLe discipline che studiano il cervello umano – dalle neuroscienze alla sociologia, dall’economia comportamentale alla psicologia – hanno ormai scardinato la concezione secolare dell’uomo come entità divisa: da un lato la ragione a comandare, dall’altro le passioni da controllare. Un disegno che non rende conto della meravigliosa profondità dell’essere umano, e che anzi ha causato danni sul piano sociale, politico ed economico. L’inconscio non è solo importante, ma è il vero motore del nostro pensiero e delle nostre azioni, il reale e concreto fondamento della ragione. E l’uomo non è un animale razionale e individualista: al contrario, è un animale sociale, definito dalle relazioni con gli altri e legato ai suoi simili. «È come se vivessimo in una casa dove abbiamo sempre saputo che c’era un seminterrato» scrive David Brooks. «Ora però abbiamo scoperto che quel seminterrato è molto più grande di quanto avessimo mai pensato».

 

 

 

 

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