Democrazia: cosa può fare uno scrittore?

La parola, veicolo di conoscenza e informazione, sembra oggi aver perso il proprio potenziale critico e analitico, e la sua fondamentale funzione di sprone e stimolo. Negli ultimi vent’anni l’informazione giornalistica e la televisione l’hanno ridotta a puro strumento retorico, volto a creare consenso oppure a offrire slogan consolatori e di facile presa. Lo scrittore – sia egli letterato, giornalista o divulgatore – può ancora contribuire alla crescita di una coscienza democratica diffusa e matura? O siamo condannati a subire questo svuotamento di significato, e a rinunciare ad ogni desiderio di sapere? Antonio Pascale e Luca Rastello affrontano il difficile rapporto tra intellettuale e società, partendo da un assunto di base: l’impegno oggi più urgente è quello di allontanare la parola dalla retorica e dalla spettacolarizzazione, per fare in modo che si riappropri della propria natura di strumento descrittivo e conoscitivo.

Due intellettuali si confrontano sul ruolo e la responsabilità dello scrittore nella società contemporanea. In equilibrio tra rischi di derive retorico-populiste e volontà di incidere sul reale.

 

Nel 2011 Alessandro Baricco ha segnalato “Democrazia: cosa può fare uno scrittore” come uno dei 50 libri più importanti degli ultimi 10 anni.

Intervista con Antonio Pascale – Gennaio 2012 – La Compagnia del libro

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Tag: Antonio Pascale, Biennale Democrazia 2009, coscienza democratica, democrazia, etica, intellettuali, Luca Rastello, scrittori, società


Prime pagine

  • Edizione: 2011
  • Euro: 10,00 €
  • Tot. pagine: 80
  • ISBN: 978-88-7578-169-9

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    [La Repubblica - Democrazia: cosa può fare uno scrittore? - Gennaio 2012]
    [La Compagnia del Libro - Intervista ad Antonio Pascale - Gennaio 2012]