Speciale Pi Greco Day: aneddoti, curiosità e storia del numero più famoso della matematica

È forse il numero più famoso della matematica e appare praticamente in ogni ambito della disciplina.
Nel 1882 si è dimostrato che si tratta di un numero trascendente, ossia non
è soluzione di nessuna equazione a coefficienti razionali. Ciò implica che
la “quadratura del cerchio”, cioè la costruzione con riga e compasso di
un quadrato equivalente a un cerchio dato, è impossibile.

Claudio Bartocci, Luigi Civalleri, Numeri

 

 

 

«La cosa davvero straordinaria riguardo a π è che salta fuori dappertutto, in matematica, anche in calcoli che nulla hanno a che vedere con le circonferenze. Per sottolineare questo fatto, il fisico Eugene Wigner raccontava un aneddoto su uno statistico che mostra a un amico alcune formule che includono π e che sono comunemente utilizzate nelle analisi demografiche. Dopo aver notato la presenza di π, l’amico esclama: “Ora ti stai spingendo un po’ troppo in là con lo scherzo. Di sicuro le popolazioni non hanno nulla a che fare con le circonferenze”».

«Il numero che ora chiamiamo π ha affascinato gli uomini per millenni, e si dice che il suo studio sia l’argomento di ricerca più antico in matematica. La ragione principale, naturalmente, è la sua utilità nell’analisi di circonferenze e cerchi. Ad esempio, se volessimo sapere quale debba essere la lunghezza di una lamina di metallo da applicare intorno alla ruota di un carro, potremmo semplicemente misurare il diametro della ruota con un righello e moltiplicare quella lunghezza per π. Non sappiamo chi per primo abbia compreso che un numero poco più grande di 3 può essere moltiplicato al diametro di un cerchio per ottenere la misura della sua circonferenza, ma tale nozione risale per lo meno agli antichi egizi e babilonesi, circa 4000 anni fa (Blatner, 1997). L’uso della lettera greca π per rap- presentare il numero, tuttavia, diventò uno standard solo a metà del Settecento, quando Eulero – e chi altri se no? – diede la sua approvazione. Dopo che fu chiaro che un singolo numero era universalmente applicabile a problemi collegati a circonferenze e cerchi, non ci volle molto per iniziare a provare a esprimerlo come rapporto di due interi, ossia una frazione. Ebbe così inizio la grande ricerca dell’esatto valore di π.

David Stipp, L’equazione di Dio

 

 

«Se già i babilonesi e gli egiziani facevano uso di approssimazioni di π sufficientemente precise per gli scopi pratici, fu gloria di Archimede mettere a punto un procedimento per il calcolo rigoroso di questa quantità, facendo uso di una geniale costruzione geometrica basata sul raddoppio dei lati dei poligoni inscritti e circoscritti a una circonferenza. Il metodo di Archimede, recepito e tramandato dai matematici arabi, fu impiegato, all’inizio del XV secolo, da al-Kāshi (“colui che calcola come le aquile volano”) per ottenere un’approssimazione di π esatta fino alla sedicesima cifra decimale».

Claudio Bartocci, Luigi Civalleri, Numeri

 

 

 

 

«Il numero π ha tantissimi devoti, e molte persone celebrano il π day, il 14 marzo (3/14, nel mondo anglosassone), che per caso è anche il compleanno di Albert Einstein. Le celebrazioni del π day comprendono torte a tema matematico, sia decorative sia da man- giare, costumi da Einstein e, naturalmente, sfide di memorizzazione di π. In genere gli studenti imparano a memoria decine di cifre di π e non è insolito che il vincitore sappia a menadito oltre 100 cifre. Per inciso, l’attuale record mondiale di memorizzazione di π appartiene al cinese Chao Lu, che nel 2005 recitò il numero fino alla 67.890-esima cifra decimale! Secondo il Guinness dei primati, Lu si è allenato per quattro anni per arrivarci e ha impiegato poco più di 24 ore per recitare tutte le cifre».

«Nel corso degli anni le persone si sono inventate modi sempre più ingegnosi per memorizzare le cifre di π. Un metodo consiste nel creare frasi in cui la lunghezza di ogni parola corrisponde alle cifre che compongono il numero. Alcuni esempi piuttosto celebri sono “Ave o Roma o Madre gagliarda di latine virtù”, che ci dà le prime 9 (3,14159265), oppure “Più o meno è forse Archimede il grande genio che trovò pensando soluzioni incerte”, che ci dà le prime 14. Un esempio ancora più stupefacente fu proposto nel 1995 da Mike Keith, che generò 740 cifre in una meravigliosa parodia del Corvo di Edgar Allan Poe. Il titolo e la prima strofa generano le prime 42 cifre. Disturbing, “disturbante” parola di 10 lettere nella strofa, genera lo 0.

Poe, E. Near a Raven

Midnights so dreary, tired and weary.
Silently pondering volumes extolling all by-now obsolete lore. During my rather long nap – the weirdest tap!
An ominous vibrating sound disturbing my chamber’s antedoor. “This,” I whispered quietly, “I ignore.”

(Poe, E. Vicino a un corvo \ Notti così cupe, faticose, sfinite \ In silenzio, rifletto sui suoni che celebrano tradizioni già sorpassate \ Durante un sonno piuttosto lungo – il ticchettio più strano! \ Una vibrazione nefasta disturba la porta della mia camera \ “E questo”, sussurro piano, “lo ignoro”.)

Arthur Benjamin, La magia della matematica 

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