Will Hermes: i suoni del mondo nell’infernale Grande Mela

Tuttolibri - La Stampa

«Che cosa possa tenere insieme il rock romantico di Bruce Springsteen, la parola cantata di Patti Smith, il minimalismo di Steve Reich e Philip Glass e l’hip-hop nascente di Grandmaster Flash è presto detto. New York, gli anni Settanta. Che sono il luogo e il tempo del libro di Will Hermes, uscito nel 2011 in America col titolo Love Goes to Buildings on Fire, citazione della prima canzone mai pubblicata dai Talking Heads, e che ora arriva in Italia con un titolo che, appunto, colloca queste storie nel tempo e nello spazio: New York 1973-1977.

Hermes, giornalista musicale di lungo corso, ha scelto di concentrarsi sui cinque anni “che hanno rivoluzionato la musica”, come vuole il sottotitolo del libro, che sono in realtà il periodo in cui -a New York, appunto- si gettarono i semi di tutto ciò che sarebbe accaduto in seguito (e che tuttora accade).

“Ho deciso di scrivere questo libro -racconta l’autore- in parte perché ero stufo di sentir raccontare dai vecchi hippie quanto la musica facesse schifo negli anni Settanta. Certo, i Sessanta furono un’epoca d’oro, ma è negli anni che racconto io che la musica mondiale ha preso la forma che ha ancora oggi. Furono inventate disco music e hip-hop, il rock progressivo è stato sostituito dal punk, il pop latino è maturato ed è diventato salsa, la musica classica occidentale è stata ripensata dai compositori minimalisti, e il jazz ha ampliato il suo ambito grazie alla fusion e al loft jazz. E gran parte di tutto questo è accaduto a New York”.

Hermes aveva un motivo personale per raccontare ciò che ha scelto di raccontare: in quegli anni era un adolescente del Queens pazzo per la musica (“Era la nostra ossessione”, scrive) che guardava Manhattan da lontano. La sera, spesso, saliva al tredicesimo piano dei palazzi del suo quartiere e sognava: “Il sole tramontava dietro lo skyline di New York in un’orgia rosso-arancione che l’inquinamento rendeva ancora più incandescente, mentre dietro le innumerevoli finestre accese si dipanava ogni genere di scene immaginabili. Centomila punti di luce strabiliante e chissà quanto depravata. Avremmo dato qualsiasi cosa per spiccare il volo e raggiungerla”».

Piero Negri, Tuttolibri La Stampa (per continuare a leggere, clicca QUI).

 

hermesAll’inizio degli anni Settanta New York era una città allo sbando: criminalità, disagio sociale, sporcizia e bancarotta economica la rendevano un posto molto diverso dalla metropoli scintillante che conosciamo oggi. Eppure proprio in quegli anni una straordinaria esplosione creativa ne fece il laboratorio ideale in cui vennero ridefiniti e inventati tutti i generi musicali che avrebbero influenzato i decenni successivi: la scena jazz, il punk dei Ramones, la salsa dei latinos del Bronx, i New York Dolls, Springsteen e Patti Smith, la nascita della disco e della dj culture, il rap di Afrika Bambaataa, il minimalismo di Philip Glass. Sullo sfondo una città sull’orlo del baratro, pericolosa ed elettrizzante, ruvida e pulsante, in cui le storie delle future stelle della musica si intrecciavano con quelle di personaggi equivoci, writers e artisti di ogni tipo.

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