La scienza? Dovevamo studiarla ieri, oggi forse è troppo tardi – Claudio Bartocci, La Repubblica – Scienze

La Repubblica, Scienze

Un altro appuntamento dedicato al nostro progetto Perché la scienza, oggi?, i cui contributi vengono proposti ogni settimana ai lettori de La Repubblica – Scienze grazie a una collaborazione avviata con la testata: è il turno di Claudio Bartocci spiegare l’importanza della scienza oggi. Ma soprattutto riflettere sulle occasioni perdute.

Docente di geometria, fisica matematica e storia della matematica presso l’Università di Genova, con Codice Edizioni ha pubblicato il libro – scritto con Luigi Civalleri – “Numeri. Tutto quello che conta da zero a infinito” (2017).

«L’interrogativo che forse ci dovremmo porre non è “perché la scienza, oggi?” ma “perché non la scienza ieri?” Perché abbiamo dimenticato – o fatto finta di dimenticare – che la “cultura”, quella straordinaria invenzione dell’animale Homo sapiens, non è vuoto cicaleccio ma trae la sua forza soltanto dal fatto di fare presa sulla realtà? Che la cultura è un corpo a corpo con la realtà, della quale noi stessi, ovviamente, costituiamo una parte? Non si scheggia nessuna pietra senza tenere una pietra – una vera pietra – in mano, non si scrive l’Odissea come ozioso esercizio retorico né si formula la meccanica quantistica alla stregua di un vaneggiamento da lunatici. La realtà si può – e in alcuni casi si deve – immaginare diversa o anche capovolgere, ma non è possibile abolirla.» L’intervento di Claudio Bartocci (autore di Numeri) riportato da La Repubblica continua «Perché abbiamo creduto – o fatto finita di credere – che il sapere umano, che si è sviluppato nel corso di millenni in seguito a innumerevoli ibridazioni ed è un organismo in continua evoluzione, potesse essere smembrato in una collezione museale di “discipline” senza vita, mero trastullo per i cosiddetti specialisti?»

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