La felicità è un picco lungo un percorso che abbiamo scelto

Tu Style

«Sorpresa, sorpresa: e se la felicità non fosse l’attimo fuggente, ma il percorso che facciamo per raggiungerla? Lo psicologo Shimon Edelman, esperto di informatica e neuroscienze, sostiene una teoria abbastanza rivoluzionaria che dovrebbe farci leggere tutto al contrario. La felicità non è il traguardo, ma una condizione della mente, una marcia verso territori da esplorare e limiti da superare.

La felicità della ricerca, titolo del libro appena uscito (Codice Edizioni, euro 15,90), ci dice: il momento dell’intensità è un picco lungo un percorso che abbiamo scelto.

Guardiamo le dichiarazioni pubbliche di felicità. Dopo essere diventate madri, Gianna Nannini e Penélope Cruz usano quasi le stesse parole: “Non ho mai provato una felicità più grande”. Ma questo è un esempio facile: quale ‘viaggio’ prevede più sfide e impegno della maternità, prima e dopo?
Jodie Foster è interessante: la felicità del coming out è la punta dell’iceberg, è l’espressione di un equilibrio cercato e trovato. Forse è meno scontata Meryl Streep: “Felicità è che mi vogliano far recitare ancora!”. Conta il movimento, non il momento. Potrebbe essere una buona testimonial anche Katie Holmes: “Felicità è cambiare vita, aprire la porta di una stanza che non sapevi di avere”. Il percorso può essere più o meno eccitante, più o meno accidentato, possiamo usare un navigatore satellitare o guardare le stelle, per questo al Festival delle Scienze, appena concluso, si è parlato tanto di ‘agevolatori di felicità’ intesa come piacere (dai sex toys all’estasi chimica) e di parametri standard per calcolarla: il reddito, il lavoro, la società, i valori, la salute, l’educazione, l’età e il sesso. C’entra la distribuzione del benessere e il posto dove si vive. Ma poi non esiste niente di più profondo e personale: il nostro cervello è programmato per calcolare le condizioni migliori e replicarle».

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Shimon Edelman - La felicità della ricerca

La ricerca della felicità è da secoli un mantra per filosofi e letterati. Lo psicologo Shimon Edelman, partendo dall’immagine della mente come macchina complessa e stratificata che accumula sempre nuove esperienze, inverte gli elementi della formula per dimostrare che la felicità non sta tanto nel raggiungimento di un particolare stato esistenziale, quanto nell’incessante processo di crescita di tutti noi. Letteratura e filosofia fanno da ideale contrappunto, nelle pagine di Edelman, al ritratto della nostra mente disegnato in questi anni da scansioni e imaging cerebrali. La felicità della ricerca è un perfetto connubio tra rigore scientifico e approccio poetico e visionario; l’ultima, definitiva prova che oggi le neuroscienze sono in grado di offrire  un importante contributo alla comprensione di noi stessi e della nostra vita.