Il fallimento della democrazia digitale in Finlandia – di Fabio Chiusi

«Da quando, a marzo 2012, una modifica costituzionale ha consentito alle iniziative di legge popolare che raccolgano almeno 50 mila firme entro sei mesi dalla presentazione di essere discusse e votate dal Parlamento, in Finlandia si sono moltiplicate le iniziative online per sfruttare il potenziale partecipativo di Internet per elaborare norme in crowdsourcing. Una è avoinministerio.fi (“ministero aperto”): gestito dalla no profit Open Knowledge Finland, il sito ha fatto parlare di sé in termini entusiastici, portando addirittura il 3% dell’intera popolazione con diritto di voto a esprimersi su una proposta dal basso in favore del matrimonio gay in un solo giorno.

Tra le proposte che hanno passato la soglia ce n’era anche una riguardante il diritto d’autore online. Si proponeva di ridurre le pene per le violazioni del copyright e incrementare le fattispecie che configurano un uso legittimo delle copie in proprio possesso (fair use). A novembre dello scorso anno, la proposta di legge è stata affidata al Parlamento. Ma ora, segnala TechDirt, rischia di fare la stessa fine della tanto vezzeggiata Costituzione islandese via Internet: risolversi in un nulla di fatto.

Sì, la situazione ricorda quella della Costituzione islandese”, risponde il presidente di Open Knowledge Finland, Joonas Pekkanen, raggiunto via mail. Proprio come i colleghi in Islanda, “i parlamentari finlandesi non erano pronti per le iniziative dei cittadini e le stanno rigettando tutte, una a una. E resta da capire se basteranno le elezioni della prossima primavera o sarà necessario attendere che i parlamentari più anziani vadano in pensione prima di osservare un cambio culturale“.

E di potere, dato che “i politici erano abituati ad avere il monopolio sulla loro agenda e si sentono sotto pressione, e reagiscono negativamente quando qualcosa viene imposto loro. Specialmente nel caso del diritto d’autore”, prosegue Pekkanen, “non ci sono lobbisti in favore di una legislazione sul copyright più tollerante”. Più tollerante di vedere le autorità irrompere nell’abitazione di una bambina di nove anni accusata di aver scaricato un disco da The Pirate Bay per sequestrare il suo computer marchiato Winnie The Pooh, per esempio. “Invece sono molti i lobbisti per norme più severe. E hanno ottimi rapporti con i parlamentari“.

Pekkanen, ci riassume che cosa è accaduto esattamente?

L’iniziativa dei cittadini era una raccolta di una dozzina circa di suggerimenti su vari modi per aggiustare la legislazione sul copyright all’interno della flessibilità consentita dalla normativa europea. Le idee erano state raccolte con un processo aperto e composte nel formato di una prima bozza di legge (una delle caratteristiche di avionministerio, che prevede esperti che aiutino a tradurre le proposte in forma di legge, ndr)».

Fabio Chiusi, Wired (per continuare a leggere sul sito di Wired, clicca QUI).

 

Fabio Chiusi ha pubblicato con noi Critica della democrazia digitale. La politica 2.0 alla prova dei fatti.

chiusiDa decenni gli esperti si dividono sulla possibilità della rete di permettere una maggiore partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, fino all’utopia dell’autogoverno del popolo, che secondo molti equivarrebbe a una versione “social media” della democrazia diretta ateniese. Ora che sono stati condotti in tutto il mondo esperimenti per implementare soluzioni tecnologiche nelle procedure democratiche, è tempo di chiedersi se i risultati prodotti siano all’altezza delle aspettative. Descrivendo un panorama contraddittorio ma ricco di potenzialità, Fabio Chiusi ci racconta le più interessanti esperienze di democrazia digitale; soprattutto quelle italiane, che fanno del nostro Paese uno dei laboratori più avanzati e un osservatorio privilegiato per valutarne l’efficacia.

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