Proust era un neuroscienziato

La scienza, ci dice Jonah Lehrer – giovanissimo e brillante redattore di “Seed” –, non è l’unica strada per la conoscenza. Prendendo spunto dall’opera di diversi artisti (da Walt Whitman a Proust a Igor Stravinskij, dallo chef George Escoffier a Cézanne) Lehrer ci mostra, in questa mirabile sintesi tra cultura umanistica e scientifica, il modo in cui ognuno di loro ha scoperto alcune verità essenziali sulla nostra mente, prima che la scienza le riscoprisse e le analizzasse.

Grazie a un approccio multidisciplinare dove la ricerca di laboratorio si affianca alla letteratura, a una rara abilità e fluidità di scrittura e alla passione per la buona cucina, Proust era un neuroscienziato ci spiega ad esempio come Whitman abbia intuito le basi biologiche del pensiero umano, come Proust sia riuscito a penetrare il mistero della memoria immergendosi nei suoi ricordi d’infanzia, o come Escoffier abbia di fatto rifondato le linee portanti dell’alta cucina. Un libro importante, questo di Jonah Lehrer; una vera celebrazione del pluralismo conoscitivo in grado di superare i dogmi della “terza cultura”, e offrire spunti e occasioni di riflessione sia al critico letterario sia allo scienziato.

Tag: Arte, decisione, Jonah Lehrer, Musica, Neuroscienze, scienze cognitive, scultura, storia della scienza


Prime pagine

  • Edizione: 2008
  • Euro: 22,00 €
  • Tot. pagine: 224
  • ISBN: 978-88-7578-096-8
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  • Traduzione di Susanna Bourlot

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  • Rassegna stampa
    Gli scienziati che salvano Proust dai letterati