Shin Dong-hyuk risponde alle accuse del Senatore Razzi

Shin Dong-hyuk, esule Nordcoreano nato nel famigerato Campo 14, fuggito a 23 anni dopo aver subito la fame, la schiavitù, le torture più atroci, e dopo aver visto uccidere davanti ai suoi occhi la madre e il fratello, è stato accusato dal Senatore Razzi, in occasione di un’intervista radiofonica alla trasmissione “La Zanzara”, di mentire a proposito dell’esistenza dei lager in Nord Corea.

La sua storia è raccontata in un libro che abbiamo appena pubblicato: Fuga dal Campo 14, scritto dal giornalista del New York Times Blaine Harden.

Shin Dong-hyuk è stato insignito del prestigioso “Moral Courage Award” e “Human Rights Watch Award” ed è Testimone Numero 1 della Commissione ONU istituita a partire dal libro sui crimini commessi dal regime Nord Coreano contro il suo popolo.

Ecco la risposta di Shin Dong-hyuk al Senatore Razzi:

 
Caro Senatore Razzi,
innanzitutto le voglio dire che spero lei sia felice, con la sua vita libera, nel mondo libero, con la libertà di mangiare ciò che vuole e vivere come preferisce. Dev’essere comodo poter dire qualunque cosa senza pensarci: spero sia grato di avere questa possibilità.

So che esistono persone come lei, che dubitano dell’esistenza dei Campi, e sostengono il regime Nord Coreano.
Se vuole vedere veramente i Campi, chieda l’autorizzazione a visitare la Nord Corea senza regole ferree e restrizioni precise: ci provi. Le posso garantire che non glielo permetteranno mai. È un dato di fatto: i “turisti” vedono solo ciò che il regime vuole che vedano.

La dittatura nasconde tutto, da decenni. Per quanto mi riguarda, non lascerò che quello che lei ha detto mi ferisca troppo. Per un semplice motivo: è ridicolo credere alle parole di un dittatore, e a ciò che un regime come quello Nordcoreano mostra e dichiara.

Ringrazio invece quelli -e tra loro i molti italiani che ho incontrato negli scorsi giorni-, che riescono a capire qual è la differenza tra l’onestà e la menzogna.

In ogni caso, e questo mi conforta, Dio conosce la verità.

Shin Dong-hyuk

 

 

Print«Quando vedo le immagini dell’Olocausto mi metto a piangere come un bambino. Sto ancora cercando di diventare, dalla bestia che ero, un uomo».

«Il libro di Harden, oltre a essere una storia avvincente narrata con il cuore, porta con sé un grosso carico d’informazioni sulle crepe più buie di una nazione».
The New York Times

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