Un’altra occupazione – La Biblioteca di Babele

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«Uri e Yoav hanno terminato i tre anni del servizio militare obbligatorio in Israele e, come fanno in tanti, hanno pensato di prendersi un anno sabbatico per cambiare aria, esplorare un po’ il mondo e disintossicarsi da un clima di disciplina ferrea. Uno dei due, Yoav, ha un parente della madre che vive a New York, David King, titolare di un’impresa di traslochi, e col suo amico Uri va in America a dare una mano allo zio che comunque è sempre in cerca di giovani che non abbiano grandi pretese in quanto a paga. I ragazzi sono convinti che lì sarà diverso, ma si renderanno conto che in fondo non è cambiato molto dalla loro esperienza nell’esercito: buttare giù porte, rubare oggetti, rompere mobili, sfrattare le persone. (…)

In Un’altra occupazione, l’autore però non racconta solo di Yoav, Uri e David King, ma approfondisce le storie di tanti altri personaggi che in un modo o nell’altro gravitano attorno a loro, inserendo anche moltissimi flashback che aiutano, pezzo per pezzo, a ricostruire una sorta di puzzle che alla fine ci porta alla domanda: quello del traslocatore è davvero un’altra occupazione rispetto a quello che abbiamo vissuto nell’esercito in Israele?».

Su labibliotecadibabele.wordpress.com ci sono Yoav e Uri, i giovani protagonisti del romanzo Un’altra occupazione di Joshua Cohen.

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Israele 2015. Veterani dell’ultima guerra di Gaza ad appena ventun anni, Yoav e Uri hanno terminato il servizio militare obbligatorio nelle forze militari israeliane. Durante il tradizionale anno di riposo decidono di trasferirsi a New York, dove cominciano a lavorare per un lontano cugino di Yoav: David King, ebreo, repubblicano per convenienza, orgoglioso patriota e titolare della ditta di trasloschi King, un vero colosso nel settore. I due amici faticano a ritrovare il passo della vita civile dopo gli orrori della guerra, anche perché il lavoro consiste principalmente nel buttare giù porte negli angoli più poveri del Bronx, di Brooklyn e del Queens, sbattere fuori di casa gli inquilini morosi e confiscarne i beni. Difficile insomma per Yoav e Uri evitare una sinistra sovrapposizione tra il passato in Israele e il presente nella Grande Mela. E quella che comincia come un’attività tutto sommato innocua, anche se stranamente familiare, si trasforma in una situazione carica di tensione, quando entra in scena un proprietario di casa in cerca di vendetta.

«Un libro straordinario che parla di fede, di razze, di classi sociali, e di cosa significa sentirsi a casa». “The New York Times”

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