Dentro la lampada, la rivista della scuola di scrittura Genius, recensisce Tutti i nomi di Dio di Anjali Sachdeva

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Marilena Votta recensisce su Dentro la lampada, la rivista della scuola di scrittura Genius, Tutti i nomi di Dio di Anjali Sachdeva.

«Il filo che cuce insieme questi racconti molto eterogenei per le storie narrate, alcune distopiche, altre storiche, è quello del desiderio. Ognuno dei protagonisti o delle protagoniste ha un desiderio, innocente o foriero di disperazione, che li porta a superare i confini e a cercare la soddisfazione, una forma estrema di luogo promesso, una condizione dell’anima, oppure il ritorno di un ex innamorato. Spesso il desiderio deve fare i conti con quello altrettanto potente e antagonista degli altri, che non sono semplicemente ostacoli, ma esseri umani, connessi a quello che vogliamo, e che talvolta, riescono ad ottenerlo prima.»

«Una forma di desiderio, per quanto strana o insolita, trova un suo spazio, nella vita di Sadie, una ragazza albina che vive in un luogo sperduto nel west dell’800. Quello di cui Sadie ha bisogno è un luogo in cui sentirsi al sicuro. Un luogo privo di luce. A causa della delicatezza dei suoi occhi non ha potuto imparare a leggere, ed è costretta a subire la vergogna di sentire le parole di abbandono del marito da un ragazzo che sa leggere. Lui sa che lei avrebbe avuto bisogno di qualcuno a cui chiedere di leggere la lettera, ed è un affronto che le dà la spinta per cercare una nuova vita, al sicuro nel mondo ovattato e scuro di una grotta, un luogo dove la luce non può ferirla. Lì in quella grotta le sembra di sentire le vite di tutti quelli che sono rimasti intrappolati, e che per lei diventano una sorta di famiglia ideale.»

A questo link la recensione completa.

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