Si cambia storia (o forse no)

Rolling Stone

«”Le storie sono segnali chiari che emergono dal rumore di fondo”. É una frase contenuta nel saggio di Frank Rose ed è un’affermazione difficile da non condividere. Cosa derivi esattamente da un’affermazione simile, però, potrebbe essere molto più controverso, e il libro dell’antropologo digitale americano offre il fianco ad alcune riflessioni critiche.

Secondo l’autore del saggio, la rete ridefinisce i modi in cui oggi si raccontano, propagano e consumano le storie grazie al fatto di essere un deep media, un coinvolgente “mezzo profondo”. Il carattere immersivo della rete permette di sfruttare i confini tra il reale e il ludico. E, com’è noto, in questa dimensione le persone non si accontentano di essere lettori o spettatori: dall’avvento del web 2.0, le persone vogliono raccontare storie a loro volta, vogliono crearne, allargare e contribuire a quelle esistenti. Rose presenta una casistica di esempi in cui cinema, televisione, pubblicità si sono adeguate a questa nuova diffusa esistenza narrativa, sfruttandola a loro vantaggio per campagne promozionali. Per il lancio del film Il cavaliere oscuro fu creato un percorso investigativo dove i fan dovevano scoprire indizi sul web, recarsi in inquietanti pasticcerie dove trovavano delle torte con telefoni cellulari infilati all’interno, usando i quali l’avventura proseguiva.

In altri casi sono invece i fan a impadronirsi di un mondo narrativo e ad ampliarlo, come quelli che twittano prendendo l’identità dei personaggi di Mad Men, o come il caso fin troppo citato delle comunità online dedicate ai misteri di Lost. “Che cosa succederebbe se il pubblico s’impadronisse della storia? E come guardare ai confini sempre più sfumati, non solo tra realtà e finzione, ma anche tra pubblico e autore, tra spettacolo e pubblicità, tra storia e gioco?” si chiede Rose».

Marco Mancassola, Rolling Stone (per continuare a leggere, scarica il PDF a lato).

 

Frank Rose - Immersi nelle storie

 

«Cosa succede quando gli spettatori si appropriano di pezzi di trama e cominciano a raccontarli a modo loro?»