Semi dimenticati e poi ritrovati – Francesca Gorini, Almanacco della Scienza CNR

Almanacco della Scienza - CNR

Sull’Almanacco della Scienza del CNR, Francesca Gorini recensisce Semi ritrovati di Marco Boscolo ed Elisabetta Tola, un libro che «ripercorre due reportages effettuati dagli autori tra il 2014 e il 2019, che hanno permesso di riscoprire innumerevoli varietà di sementi “dimenticate”, attraverso l’incontro con contadini, agricoltori, artigiani, ricercatori e attivisti, persone spesso visionarie, accomunate dalla volontà di puntare sul recupero di varietà a rischio di scomparsa come modo per innovare l’agricoltura. La panoramica di esperienze che ne risulta rivela uno straordinario patrimonio di biodiversità agricola e si propone quale modello alternativo e sostenibile rispetto all’attuale filiera agricola industriale, che porta in tutto il mondo prodotti identici e uniformi, poco adatti a far fronte agli effetti del cambiamento climatico e alle sfide della società globale. Sullo sfondo, la minaccia rappresentata da una popolazione mondiale in costante crescita, che arriverà a contare, nel giro dei prossimi trent’anni, dieci miliardi di persone sul Pianeta, per le quali occorrerà essere in grado di produrre cibo sufficiente, attuando strategie sostenibili».

«In Semi ritrovati, ogni capitolo è un viaggio – dall’Africa all’Indonesia, dagli Stati Uniti all’Europa, fino all’Italia – che porta a scoprire varietà di grano, riso, legumi, frutta e verdura non più coltivate da anni. Come le mele e le pere recuperate dall’Istituto per le produzioni alimentari del Cnr di Sassari, sacrificate alle esigenze del mercato, che richiedono frutti che possano essere trasportati facilmente e senza subire danni. Ma le analisi compiute dai ricercatori sulle vecchie varietà di frutto hanno dimostrato che alcune di esse, oltre ad adattarsi bene al clima locale, hanno caratteristiche nutrizionali superiori alle cultivar più diffuse. O varietà tradizionali di frumento che, rispetto a quelle in commercio, hanno un glutine meno “tenace”, caratteristica che le renderebbe meno irritanti per le nostre mucose intestinali (il che potrebbe dare una spiegazione anche alle crescenti forme di intolleranza rilevate in anni recenti). Esperienze che ripetono e perpetuano il millenario processo di selezione e miglioramento dei semi, che da sempre gli agricoltori di tutto il mondo hanno posto in essere, consapevoli di un valore che l’industria ha troppo velocemente accantonato, in nome dell’efficienza.»

A questo link l’articolo completo.

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