Se le storie non sono più solo di chi le scrive

Giornale del Popolo

«Quello che i blogger e la rete sono stati per Lost, ciò che i social network sono sempre di più per i programmi tv, per Charles Dickens furono le lettere dei lettori appassionati dei suoi romanzi a puntate. Tra il 1836 e il 1837 lo scrittore inglese scrisse Il Circolo Pickwick. Partito nell’indifferenza pressoché totale, il romanzo svoltò verso il successo grazie all’introduzione di un nuovo personaggio, Sam Weeler. Sam era piaciuto ai lettori, che per lettera cominiciarono a chiedere sempre più puntate. Dickens li accontentò, diventando presto il più famoso romanziere inglese. Basterebbe questo esempio per capire che cosa sta succedendo nel cinema e nella televisione degli ultimi trent’anni. Il pubblico vuole partecipare alle storie, e ci sta riuscendo.

Frank Rose, antropologo digitale (è una sua definizione) americano, ha scritto un libro da poco tradotto in italiano da Codice Edizioni, Immersi nelle storie, per spiegare come stiano cambiando le frontiere della narrazione. Le storie, sostiene Rose, non appartengono più soltanto a chi le inventa e le scrive. Da tempo assistiamo agli spettatori che si impossessano di pezzi di trama e cominciano a ri-raccontarla a modo loro. Il caso scuola è uno dei film più noti, Guerre stellari. Partito come un esperimento in cui credevano in pochi, il film di George Lucas divenne una trilogia di successo (seguita da un’altra trilogia anni dopo), creando -oltre la volontà del regista- un universo infinito, nel quale gli spettatori si immergevano completamente: ogni dettaglio, pensato dal Lucas nei minimi particolari perché sembrasse reale, dagli utensili agli interni delle astronavi, raccontava una storia, se osservato con attenzione. Guerre stellari vide proliferare in poco tempo una cascata di prodotti “derivati”, creati dai fan: fumetti, adattamenti radiofonici, pupazzi giocattolo e molto altro per anni fecero da contorno alle storie di Luke Skywalker. E servirono allo stesso Lucas per approfondire parti della trama che neppure lui aveva in mente (e a fare soldi).

Piero Vietti, giornalista del Foglio, in un articolo scritto per il quotidiano svizzero Giornale del Popolo (per continuare a leggere, scarica il PDF a lato).

 

Nel Novecento ogni nuovo mezzo di comunicazione (cinema, radio, televisione) ha di volta in volta rivoluzionato le regole che governano l’arte della narrazione. Lo scopo però è stato per tutti sempre lo stesso: immergere il pubblico nelle storie raccontate, coinvolgerlo. Oggi, grazie alla natura sociale e collaborativa di internet, quest’arte ha raggiunto il suo massimo grado di evoluzione: lo spettatore non è più solo immerso nella storia, ma è chiamato in diversi modi a farne parte, a contribuire attivamente alla sua scrittura. Frank Rose ha studiato alcuni dei fenomeni più importanti della cultura pop contemporanea, e ha parlato con gli autori che li hanno creati. Immersi nelle storie è uno sguardo attento sul modo in cui stanno cambiando i mezzi di comunicazione e l’industria dell’intrattenimento.