“Lo scrittore è come un camaleonte” – Noemi Milani, Il Libraio

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«”Da scrittore, mi interessava raccontare la storia di due ragazzi, di come vivono le situazioni in cui si trovano e di come iniziano a confrontare i due mondi: Israele e l’America. Volevo mostrare al lettore come i miei protagonisti iniziano a pensare che ci siano connessioni tra le due realtà che conoscono; inoltre, iniziano a riflettere su alcuni aspetti della società, e per loro comincia una sorta di ‘risveglio’ politico’” (…)

“Per ogni libro cambiano le influenze: per Un’altra occupazione ho letto molta letteratura ebraica e mi sono fatto influenzare da tanta poesia che ho tradotto. Per scrivere bisogna essere un camaleonte: cambiare la propria pelle, nascondersi e sapere dove farlo. Parte di questa capacità dipende proprio dal leggere scrittori che associo al tema del libro che sto scrivendo. In questo modo tento di assorbire alcuni aspetti della lingua: solo così si acquisisce anche una determinata forma mentis. Scrivere di un personaggio per me vuol dire anche diventare tu stesso quel personaggio e vivere nel suo ambiente. Per questo motivo, in realtà, la più grande fonte di ispirazione per il romanzo è stata passare del tempo in Israele e Palestina”».

Su Il Libraio, Noemi Milani intervista lo scrittore Joshua Cohen sul suo nuovissimo romanzo: Un’altra occupazione.

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Israele 2015. Veterani dell’ultima guerra di Gaza ad appena ventun anni, Yoav e Uri hanno terminato il servizio militare obbligatorio nelle forze militari israeliane. Durante il tradizionale anno di riposo decidono di trasferirsi a New York, dove cominciano a lavorare per un lontano cugino di Yoav: David King, ebreo, repubblicano per convenienza, orgoglioso patriota e titolare della ditta di trasloschi King, un vero colosso nel settore. I due amici faticano a ritrovare il passo della vita civile dopo gli orrori della guerra, anche perché il lavoro consiste principalmente nel buttare giù porte negli angoli più poveri del Bronx, di Brooklyn e del Queens, sbattere fuori di casa gli inquilini morosi e confiscarne i beni. Difficile insomma per Yoav e Uri evitare una sinistra sovrapposizione tra il passato in Israele e il presente nella Grande Mela. E quella che comincia come un’attività tutto sommato innocua, anche se stranamente familiare, si trasforma in una situazione carica di tensione, quando entra in scena un proprietario di casa in cerca di vendetta.

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