Perché crediamo?

Airone

«C’è la fede con i suoi dogmi. Ci sono gli oroscopi e l’astrologia. E poi gli Ufo, le cospirazioni internazionali, i fantasmi. Sembra che a qualcosa dobbiamo credere per forza, che si tratti di religione o dei misteri più terreni. Non è un caso che, secondo i dati della ricerca I valori degli italiani. Dall’individualismo alla riscoperta delle relazioni, realizzata dalla Fondazione Censis per i 150 anni dell’Unità d’Italia (2011), l’81 per cento della popolazione si dichiari religiosa: negli anni Ottanta si professava credente solo il 45,1 per cento degli italiani.

Se l’oggetto della nostra fede è un’entità soprannaturale, il beneficio è evidente. Lo hanno dimostrato i ricercatori del Cnr di Pisa in uno studio di tre anni fa su un gruppo di 179 soggetti sottoposti a trapianto di fegato tra il 2004 e il 2007. Dopo aver raccolto le risposte a un questionario sul loro modo di vivere la religiosità, gli studiosi hanno dimostrato che la fede in Dio è associata in modo significativo alla sopravvivenza dei pazienti: “I risultati mostrano che l’unica variabile in grado di predire una maggiore mortalità dei pazienti dopo il trapianto è l’assenza di una ricerca di Dio, con un rischio tre volte superiore”. Del resto più recentemente lo ha illustrato anche Adriana Gini, neuroradiologa dell’Ospedale Camillo Forlanini di Roma, che ha spiegato nel corso di un seminario presso l’Ateneo pontificio Regina Apostolorum, sempre a Roma, come meditazione e preghiera attivino le aree cerebrali coinvolte negli atteggiamenti pazienti e altruisti: “Una vita spirituale conferisce stabilità. La fede infatti passa anche dal cervello” ha detto, “che è il substrato biologico delle nostre facoltà spirituali”.

(…) In passato diversi studi hanno addirittura ipotizzato la presenza nel cervello di un’area situata nel lobo temporale in cui avrebbe sede il senso religioso. A individuarlo, alcuni esperimenti come quelli condotti negli anni Ottanta dal neuroscienziato canadese Michael Persinger: applicando a quest’area una stimolazione magnetica, lo studioso riuscì a far sperimentare all’80 per cento dei soggetti sotto esame la sensazione di presenze eteree nella stanza. Secondo alcuni il contenuto in genere mistico di queste allucinazioni indicherebbe l’esistenza di specifici circuiti neuronali dedicati al senso religioso. E questa sarebbe una prova dell’esistenza stessa di Dio, che ci avrebbe così permesso di “vederlo”.

Come è facile immaginare, la tesi è però controversa e non condivisa da tutti i ricercatori. Ad esempio Vittorio Girotto, Telmo Pievani e Giorgio Vallortigara, autori di Nati per credere. Perché il nostro cervello sembra predisposto a fraintendere la teoria di Darwin (Codice Edizioni), spiegano che credere è sì inevitabile, ma per altri motivi: “La religione” affermano “è un fenomeno naturale e in assenza di un “addestramento” specifico è difficile contrastare la naturale tendenza”. Tuttavia, secondo gli autori, l’uomo cerca risposte soprannaturali a ciò che è inconoscibile, nella fede o nelle superstizioni, solo perché sin dagli albori è stato abituato a trovare una spiegazione a tutto».

Andrea Porta, Airone (per leggere l’articolo completo, scarica il PDF a lato).

 

 

Vittorio Girotto, Telmo Pievani, Giorgio Vallortigara

In Nati per credere uno psicologo cognitivo, un filosofo della scienza e un neuroscienziato intrecciano le proprie riflessioni e le proprie esperienze di ricerca per offrire al lettore una tesi affascinante: il meccanismo evolutivo ha fatto sì che credere nel sovrannaturale sia diventato una parte integrante dei nostri normali processi cognitivi.