Il favolistico potere dei fan

Il manifesto

«La crisi dei mass-media è uno degli argomenti più dibattuti da quando la televisione ha occupato il centro della scena, ridimensionando il potere performativo di giornali e radio nella formazione dell’opinione pubblica. Una centralità che vede la passività dello spettatore. La crisi veniva, siamo negli anni Sessanta del Novecento, individuata proprio nel modello command and control, dove il singolo perde il suo statuto di soggetto attivo per diventare un consumatore passivo di immagini e di messaggi. L’intrattenimento, così come la diffusione dell’informazione, sono stati però sempre più presentati come appendici del core business della produzione televisiva: la pubblicità. La televisione è sì elevata al rango di medium universale, ma il prezzo da pagare è la colonizzazione dell’opinione pubblica che viene così ricondotta a universo pubblicitario. Ciò che viene individuata come crisi , è invece il fattore del successo, al punto che pubblicitari e opinion makers hanno convenuto sul fatto che la figura risultatnte dalla sua pervasività -qualificata come couch potato, patata da divano- assimila passivamente ogni messaggio irradiato dallo schermo televisivo. Da qui la distopia più nota sul tubo catodico, quel “grande fratello” che definisce norme di comportamento attraverso l’unidirezionalità del medium stesso.

(…) Ma a differenza di quanto auspicato da molti media theorist, il computer non ha fagocitato la televisione. Semmai, ha costretto i suoi manager a cambiare tecniche di produzione, modalità del rapporto tra emittente e ricevente. In altri termini, la televisione non è scomparsa, né scomparirà. Semmai cambierà profondamente la produzione dei contenuti. Il computer in rete ha infatti facilitatol’avvento dei deep media, cioè media che prendono atto dell’esaurirsi della spinta propulsiva del modello unidirezionale della televisione, puntando direttamente al coinvolgimento del pubblico in quanto produttore di contenuti. É a questi deep media che è dedicato il libro Immersi nelle storie. Il mestiere di raccontare nell’era di internet (Codice Edizioni) di Frank Rose, antropologo, giornalista, e appassionato cultore del potere della folla, cioè della capacità del pubblico di condizionare profondamente la produzione di contenuti».

Benedetto Vecchi, Il manifesto (per continuare a leggere, scarica il PDF a lato).

 

 

Frank Rose - Immersi nelle storie

Nel Novecento ogni nuovo mezzo di comunicazione (cinema, radio, televisione) ha di volta in volta rivoluzionato le regole che governano l’arte della narrazione. Lo scopo però è stato per tutti sempre lo stesso: immergere il pubblico nelle storie raccontate, coinvolgerlo. Oggi, grazie alla natura sociale e collaborativa di internet, quest’arte ha raggiunto il suo massimo grado di evoluzione: lo spettatore non è più solo immerso nella storia, ma è chiamato in diversi modi a farne parte, a contribuire attivamente alla sua scrittura.