Il cacciatore di pianeti

l'Unità

«Qualcuno lo ha definito un “cacciatore di pianeti”, li cerca fuori dal sistema solare, naturalmente. Ha battuto anche un record: nel 2002 ha scovato il pianeta che allora era il più lontano mai rilevato da essere umano. Nato in Bulgaria, lavora alla Harvard University, dove dirige la Harvard Origins of Life Initiative, un progetto di ricerca sull’origine della vita. Si chiama Dimitar Sasselov e il suo più grande obiettivo è cercare forme di vita sui pianeti extrasolari. Ha appena pubblicato per Codice il libro: Un’altra Terra. La scoperta della vita come fenomeno planetario. E pochi giorni fa è stato al Wired Next Fest di Milano, dove ha tenuto una conferenza dal titolo “Alla ricerca dei nuovi mondi. Un viaggio tra astrofisica e biologia”. Lo abbiamo intervistato.

 

Nel chiudere il suo libro su “Il caso e la necessità”, il grande biologo francese Jacques Monod, ha scritto: “Ora sappiamo di essere soli, nell’immensità indifferente del cosmo”. Professor Sasselov, lei invece scruta il cosmo nella convinzione che la vita sia piuttosto diffusa. Su cosa fonda questa sua convinzione?

Sono un ottimista. Io ci credo! Penso che non ci sentiremmo soli in un universo dove più di un pianeta ospita forme di vita, anche quella vita dovesse essere microbica, con esseri viventi formati da una sola cellula. Sento che le probabilità sono a favore della presenza di esseri viventi su altri pianeti abitabili. Ma, naturalmente, finché non ne avremo una solida prova empirica, tutto quello che ho affermato è una mera questione di ottimismo.

 

Negli anni ’40 del secolo scorso un grande fisico teorico, Erwin Schödringer, scrisse un libro seminale dal titolo “Che cos’è la vita”. Schödringer si riferiva, evidentemente, alla vita presente sul pianeta Terra. Noi oggi abbiamo un’idea abbastanza precisa di cosa sia la vita e di come evolve nel tempo. Ma ci riferiamo sempre all’unico esempio conosciuto. Pensa che queste nostre conoscenze siano generalizzabili? Ovvero che dobbiamo cercare nell’universo forme sostanzialmente simili alla vita terrestre? Questo non vincola troppo la nostra ricerca?

Il libro di Schödringer è un classico, ma la risposta alla domanda “cos’è la vita” in fondo resta ancora elusiva. Noi davvero non sappiamo cos’è la vita, di conseguenza è più sicuro assumere che la prospettiva centrata sulla Terra potrebbe essere troppo limitata quando cerchiamo segni di vita nell’universo. Penso che in questa ricerca sia cruciale procedere con una mente aperta.

Pietro Greco, l’Unità (per continuare a leggere, scarica il PDF a lato).

 

 

Dimitar Sasselov - Un'altra TerraSiamo soli nell’universo? Il nostro è davvero l’unico pianeta abitato? Queste domande, che sembrano avere a che fare più con la filosofia che con la scienza, proprio da quest’ultima potrebbero a breve ottenere una risposta. Il gruppo di lavoro di Dimitar Sasselov da anni lavora al confine tra astrofisica e biologia per individuare pianeti in grado di ospitare forme di vita. E i primi sorprendenti risultati promettono scintille: il satellite Kepler, in viaggio dal 2009, avrebbe individuato centinaia di cosiddette super-Terre, pianeti con massa molte volte superiore a quella della Terra ma con condizioni geologiche e atmosferiche comparabili a quelle del nostro pianeta, se non addirittura migliori. Siamo a un passo da una nuova e dirompente rivoluzione copernicana, che potrebbe mettere una volta per tutte in soffitta la presunzione dell’uomo di essere unico.