Il bagnino e i samurai – Come l’Italia ha perso il treno della farmaceutica globale

Lettera43

«Magari esistesse davvero, nel nostro paese, quella lobby farmaceutica, quella sorta di Spectre della provetta, evocata dai sostenitori del metodo “Stamina“. Magari. Staremmo meglio tutti, inclusi i malati che gridano in piazza la loro legittima indignazione. Il problema dell’Italia è che questa lobby, questo complesso tecno-industriale, proprio non esiste. O meglio, esisteva tanti anni fa, ed è stato smantellato e svenduto agli stranieri. Un vero e proprio crimine economico, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, ma del quale pochi conoscono i responsabili. Stando a quanto ci raccontano Daniela Minerva e  Silvio Monfardini nel loro libro Il bagnino e i samurai (Codice Edizioni) l’affossatore della ricerca biomedica in Italia ha un nome e un volto ben abbronzato: si chiama Carlo Sama, e attualmente se la spassa al sole di Formentera. Chi è questo signore? Un ragioniere di Ravenna, ex-playboy della riviera romagnola,  soprannominato appunto “il bagnino”e assurto ai vertici della Montedison grazie al matrimonio con Alessandra Ferruzzi, erede della dinastia che allora controllava il colosso chimico. Fu lui, nel 1993, a vendere agli svedesi di Kabi Pharmacia i gioielli di famiglia, Farmitalia Carlo Erba ed Erbamont, quest’ultima quotata a Wall Street e proprietaria di importanti laboratori in America. Più di duemila miliardi di lire per turare le falle del gruppo, causate da anni di errori manageriali e di tangenti ai politici. Montedison non evitò il tracollo e il bagnino, coinvolto nell’inchiesta “Mani Pulite”,  fu condannato a tre anni, di cui tre mesi scontati in carcere e 2 anni e 6 mesi ai servizi sociali, in un centro di recupero per tossicodipendenti. Lui ha saldato il conto con la giustizia e si gode il suo buen retiro, ma intanto l’Italia ha perso il treno della farmaceutica globale. Un settore strategico, tuttora in continua crescita a dispetto della crisi: il fatturato mondiale dell’industria delle medicine è raddoppiato in dieci anni, superando i mille miliardi di dollari alla fine del 2012. E in questo business è l’oncologia a fare la parte del leone: circa novecento nuovi principi terapeutici in sviluppo nel 2010, un miliardo e mezzo l’anno di spesa per curare duecentocinquantamila nuovi malati soltanto in Italia. Nella ricerca sul cancro, spiegano Minerva e Monfardini, eravamo all’avanguardia negli anni sessanta e settanta, grazie a un gruppo di “samurai” di eccezionale bravura decisi a sconfiggere il male del secolo, tra cui spiccavano i nomi di Pietro Bucalossi, Umberto Veronesi e Gianni Bonadonna. Nella sinergia tra Montedison, Farmitalia e istituto dei tumori (ma potremmo aggiungere il Politecnico) Milano fu sul punto di diventare una capitale mondiale della ricerca scientifica, in campo biomedico e non solo. Poi venne l’ora dei bagnini, della Milano da bere, e il grande sogno svanì».

Riccardo Chiaberge, Le Vespe Lettera43 (per continuare a leggere, clicca QUI).

 

Daniela Minerva, Silvio Monfardini - Il bagnino e i samuraiIl bagnino è Carlo Sama, perché negli anni Sessanta così lo chiamavano sulle spiagge della Romagna, dove il futuro amministratore delegato di Montedison, aitante ragioniere ravennate, dava il meglio di sé conquistando la rampolla dei Ferruzzi, Alessandra.
I samurai, invece, sono sei giovanotti e una ragazza con gli occhiali che hanno dato vita alla moderna oncologia medica negli anni Sessanta in una Milano innamorata della scienza, votata al progresso e non ancora “da bere”.
Due culture e due visioni del mondo antitetiche, quelle del bagnino e dei samurai, che però si sono trovate a vivere insieme la grande occasione dell’Italia: partecipare alla partita miliardaria della guerra mondiale al cancro. La partita è stata persa, e anche l’Italia ha perso.

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