Farmaceutica, un’occasione mancata per l’Italia

Wired

«Il mercato farmaceutico mondiale che vale oltre mille miliardi di dollari e cresce dell’8% l’anno, ma l’Italia dov’è? La risposta è semplice: ne siamo praticamente fuori. La nostra spesa in farmaci è in aumento (nulla di sorprendente con una popolazione sempre più anziana), ma le aziende italiane si conquistano una fetta marginale di questo ricco mercato che in altri paesi, come la Francia e la Svizzera, è diventato cruciale per contrastare gli effetti recessivi della crisi. Il quadro è desolante, ma ancor più frustrante è sapere che, solo 20 anni fa, l’Italia era all’avanguardia nello sviluppo dei farmaci oncologici per i quali oggi gli italiani pagano milioni di euro che finiscono nei bilanci di aziende d’oltralpe e d’oltreoceano

Una lettura preziosa per capire questo paradosso è “Il bagnino e i samurai. La ricerca biomedica in Italia: un’occasione sprecata” di Daniela Minerva e Silvio Monfardini, uscito in questi giorni per i tipi di Codice. I due autori, una giornalista scientifica de L’Espresso, l’altro ricercatore, riprendono la vicenda dell’ adriamicina, uno dei primi farmaci antitumorali inventato a Milano proprio nel laboratori di Farmitalia, per mostrare come, negli anni ’90 il campione della nostra industria farmaceutica è stata (in)conscientemente svenduto. Insieme a quella della Olivetti, la storia dell’adriamicina è una paradigmatica dei problemi dell’innovazione in Italia. Il bagnino del sommario è infatti Carlo Sama, il ragioniere molto popolare negli anni 90 sulle spiagge dell’Adriatico, che conquistò il cuore di Alessandra Ferruzzi e la poltrona che fu di Raul Gardini ai vertici della Montedison. Il colosso italiano della chimica aveva fuso Farmitalia e Carlo Erba, creando un’azienda che, grazie alla sua ricerca di punta, poteva ambire a sfidare i colossi globali del Big Pharma. È nei laboratori della Carlo Erba che sette samurai (sei giovani ricercatori: Mario De Lena, Emilio Bajetta, Gabriele Tancini, Gianni Beretta, Pinuccia Valagusa e lo stesso Monfardini, guidati da Gianni Bonadonna) avevano mostrato la forza dell’adriamicina, capostipite della classe delle antracicline utilizzate oggi contro i tumori al seno e alle ovaie e molti altri ancora».

Guido Romeo, Wired (per continuare a leggere, clicca QUI).

 

 

Daniela Minerva, Silvio Monfardini - Il bagnino e i samuraiIl bagnino è Carlo Sama, perché negli anni Sessanta così lo chiamavano sulle spiagge della Romagna, dove il futuro amministratore delegato di Montedison, aitante ragioniere ravennate, dava il meglio di sé conquistando la rampolla dei Ferruzzi, Alessandra.
I samurai, invece, sono sei giovanotti e una ragazza con gli occhiali che hanno dato vita alla moderna oncologia medica negli anni Sessanta in una Milano innamorata della scienza, votata al progresso e non ancora “da bere”.
Due culture e due visioni del mondo antitetiche, quelle del bagnino e dei samurai, che però si sono trovate a vivere insieme la grande occasione dell’Italia: partecipare alla partita miliardaria della guerra mondiale al cancro. La partita è stata persa, e anche l’Italia ha perso.

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