Così Springsteen & co. resero New York di nuovo degna di nota

Il Venerdì

«New York, 1970. I mitici anni Sessanta erano morti, con Hendrix, Morrison e Joplin. I due gruppi di culto dell’epoca, Beatles e Velvet Underground, si erano sciolti. Il simbolo della rinascita nera, Sly and Family Stone, era affogato nella cocaina. I simboli dell’estate dell’amore, i Grateful Dead, avevano seppellito il loro tastierista, Ron Pigpen McKernan. Bob Dylan si era fatto crescere la barba ed era fuggito a Los Angeles. New York era in bancarotta: il crimine dilagava, gli ideali si erano liquefatti, la droga era più cattiva e l’amore meno libero. Prima che l’avvento di punk e hip hop rivitalizzasse la scena musicale, i primi anni Settanta sono stati considerati “una zona culturalmente morta”. Niente di più falso.

Lo sostiene Will Hermes, critico musicale di Rolling Stone e del New York Times, e carte alla mano lo dimostra il suo New York 1973-1977. Cinque anni che hanno rivoluzionato la musica (Codice Edizioni). Il lavoro ha una particolarità, che va oltre la storia delle tendenze sonore di quel tempo. Dimostra che, in quegli anni, la musica fu il motore della rinascita di una città simbolo degli Stati Uniti, rivitalizzandone le energie e regalandole nuovi miti. Dopo quei cinque anni, New York rialzò la testa, e con lei tutta l’America».

Piero Melati, il Venerdì (per continuare a leggere, clicca QUI).

 

hermesAll’inizio degli anni Settanta New York era una città allo sbando: criminalità, disagio sociale, sporcizia e bancarotta economica la rendevano un posto molto diverso dalla metropoli scintillante che conosciamo oggi. Eppure proprio in quegli anni una straordinaria esplosione creativa ne fece il laboratorio ideale in cui vennero ridefiniti e inventati tutti i generi musicali che avrebbero influenzato i decenni successivi: la scena jazz, il punk dei Ramones, la salsa dei latinos del Bronx, i New York Dolls, Springsteen e Patti Smith, la nascita della disco e della dj culture, il rap di Afrika Bambaataa, il minimalismo di Philip Glass. Sullo sfondo una città sull’orlo del baratro, pericolosa ed elettrizzante, ruvida e pulsante, in cui le storie delle future stelle della musica si intrecciavano con quelle di personaggi equivoci, writers e artisti di ogni tipo.

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