Brandon Taylor e il miraggio di “Una vita vera” negli Usa del nuovo razzismo – Luca Martini, Allonsanfàn

Allonsanfan.it

Sul magazine Allonsanfàn, Luca Martini dedica una recensione al romanzo di Brandon TaylorUna vita vera.

«Durante il fine settimana – riassume Martini – davanti a un lago di una cittadina universitaria del Midwest, si affollano giovani e studenti, per un attimo in pausa dai loro dottorati. Wallace, nero e gay, guarda discosto il gruppo dei suoi amici e colleghi – sono bianchi, chi etero, chi no, chi indeciso.» «Di Wallace, cauto e distaccato per auto difesa, capiamo subito il disagio: il suo muro di diffidente discrezione lo ripara sì da inconvenienti e pregiudizi ma al contempo lo fa soffrire quasi fosse condannato in ogni istante a una sorta di esilio.»

«L’abilità di Taylor sta nell’aumentare a poco a poco il grado di immersione nella vicenda – prosegue il giornalista – dopo aver “registrato” Wallace, Miller e gli altri personaggi all’interno dell’orizzonte mondano del weekend. Le chiacchiere d’improvviso ci appaiono foriere di scontri, la routine una recita mal improvvisata, i riti del fine settimana vacillanti in una tempestosa mancanza di senso. […] Proprio questa parte del romanzo rende evidente come la vita vera di cui dice il titolo si svolge altrove rispetto al bla bla sociale, ed è sepolta come nel pluricitato Gita al Faro di Virginia Woolf “in uno spazio sotterraneo” (Jeremy O. Harris, NYT). Sono le pagine migliori: delineano la genesi se non di un rapporto, di un contatto con la real life che all’incipit pareva essere un miraggio.»

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