Salvare il clima è più facile che vincere il virus – Roberto Giovannini, La Stampa

Tuttogreen - La Stampa

La sezione Tuttogreen de La Stampa pubblica una lunga intervista ad Antonello Pasini, lo scienziato autore de L’equazione dei disastri , che spiega «La percezione del rischio del Covid-19 è stata immediata, mentre per il riscaldamento globale questa percezione del pericolo ancora non c’è. Ma è un errore».

Si inizia parlando di un’intuizione quasi profetica, inserita già nella premessa del volume: nel libro si immagina lo sviluppo della sua “equazione” anche rispetto al caso (che era ipotetico, al momento della stesura ) di un possibile rischio di una epidemia influenzale. «La mia intenzione – spiega Antonello Pasini a La Stampa – era quello di far capire meglio al grande pubblico questo tipo di meccanismi, che sono sostanzialmente gli stessi sia per le epidemie che per il problema del clima. E per questo avevo pensato all’eventualità dell’arrivo di un virus influenzale in inverno». E continua «Ahimé, sono stato involontariamente preveggente, perché i rischi da coronavirus seguono la stessa equazione».

Tre i fattori chiave: in primis, i termini di pericolosità, cioè la pericolosità intrinseca del virus, in questo caso particolarmente elevata. Poi la vulnerabilità degli individui, che si potrebbe ridurre se ci fosse un vaccino che però per ora non c’è, e che naturalmente è differente a seconda dello stato di salute dei singoli. Infine, c’è l’esposizione, praticamente il contatto con i nostri simili, ed è l’unico fattore di questa equazione su cui in emergenza coronavirus possiamo intervenire, attraverso l’isolamento e il distanziamento sociale.

E il clima continua a essere un’emergenza primaria. «Per il virus – prosegue Pasini – possiamo chiuderci in casa, ma i risultati li vediamo solo dopo quindici giorni, per il fattore d’inerzia dato dai tempi di incubazione». E per l’emergenza climatica?  «I risultati delle azioni che avviamo oggi li potremo vedere solo tra 10, 20 o 30 anni, e il fattore di inerzia è dato dal fatto che l’anidride carbonica rimane in atmosfera per decenni. La sola grande differenza è la percezione del rischio, perché la percezione del rischio del Covid-19 è stata immediata (forse a parte la fase iniziale), mentre per il riscaldamento globale, visto che i tempi sono più lenti, questa percezione del pericolo ancora non c’è. A meno che non si cominci a far vedere i danni e i pericoli che ci sono, che già ora sono tanti e provocano un sacco di morti, frane e alluvioni, amplificate enormemente dal riscaldamento globale. Danni che si verificano oggi, e non solo per i nostri figli o per i nostri nipoti. Insomma, analizzando gli impatti dell’emergenza clima sul territorio italiano, vogliamo far capire che la scienza ci dice qualcosa di diverso da quello che noi percepiamo o possiamo percepire».

A questo link l’articolo completo.

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