Alexandre Postel su Charlie Hebdo, da Porte de Vincennes

Alexandre Postel, autore di Un uomo discreto (premio Goncourt), si trovava a Porte de Vincennes quando, dopo l’attacco alla sede di Charlie Hebdo, Amed Coulibaly ha sequestrato una decina di persone in un supermercato kosher e quattro di quelle dieci sono poi rimaste uccise.

Gli abbiamo chiesto di scrivere un piccolo contributo per il nostro sito. Eccolo qui.

 

«Quattro persone, ebree, sono state uccise venerdì pomeriggio a Porte de Vincennes, vicino al liceo in cui insegno: abbiamo sentito il rumore degli elicotteri che sorvolavano la zona, visto passare le auto della polizia, e siamo rimasti bloccati nella scuola per tutto il pomeriggio.

Molte persone sono scioccate per quel che è successo, una tale violenza sembrava inimmaginabile, soprattutto in questo paese che viene associato da molto tempo al nome di Voltaire, vale a dire a una tradizione di derisione in materia religiosa. Ed è ancora più sconvolgente che gli assassini siano cresciuti qui, abbiano la mia età, siano andati a scuola: che cos’è che non ha funzionato?

D’altro canto, però, è ormai da molto tempo che siamo esposti al terrorismo islamico: ci sono stati degli attentati nel 1995, e anche nel 2012 (le sette persone uccise da Mohammed Merah), e senza dubbio altri tentativi abortiti.
In un certo senso, i crimini commessi la settimana scorsa si collocano in una serie che non è ancora stata completata. È inevitabile, e non ci sono dubbi, dal momento che:
– la Francia pretende di avere un ruolo nelle questioni internazionali (Mali, Afghanistan, Siria, Libia…)
– la Francia ha la più grande comunità musulmana d’Europa
– per un insieme di sentimentalismo, ingenuità, senso di colpa (eredità della guerra d’Algeria) e di vigliaccheria, una parte dell’opinione pubblica ha la tendenza a minimizzare la reale portata dell’islamismo radicale (per via di una confusione pericolosa tra islamismo, Islam, arabi, immigrati: cfr. il discorso del Front National), l’aumento dell’antisemitismo ordinario (alimentato dal conflitto israelo-palestinese e a volte camuffato da “antisionismo”, un concetto ambiguo) e il fallimento del nostro sistema educativo e sociale, che non riesce ad assimilare alcuni individui come il fratelli Kouachi.

Tutte queste cose sono già note, e costituiscono appena l’embrione di una spiegazione. Ma cosa dire di più?»

 

 

Alexandre Postel è autore di Un uomo discreto, secondo titolo della nostra collana di narrativa, uscito a maggio.

postelQuando, una mattina d’inverno, la polizia suona alla porta di Damien North, timido e discreto professore di filosofia, su di lui si abbatte l’accusa atroce di aver scaricato materiale pedopornografico sul suo computer. North sa di essere innocente, ma trovare le prove che lo scagionino è un problema intricato, che trasforma il tranquillo e abitudinario professore nella vittima sacrificale ideale, in una società alla ricerca del colpevole a tutti i costi. La storia, raccontata da Postel alla maniera del miglior Hitchcock si snoda in un labirinto di segreti inquietanti, svelati poco a poco, per arrivare a un finale magistrale.

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