La vergogna può diventare una risorsa relazionale?

La Stampa

«In accordo al punto di vista relazionale, l’emozione nasce all’interno di un campo relazionale. Partendo da tale prospettiva, è possibile raccontare l’emozione osservando i movimenti interiori dell’individuo in relazione con gli altri e, più in generale, con una società in continuo mutamento.

In particolare, l’emozione della vergogna, come senso improvviso di nudità, di smascheramento, con il conseguente desiderio di nascondersi, di sottrarsi allo sguardo dell’altro, può dirci qualcosa sul campo sociale e relazionale in cui ci troviamo, sulla funzione che ha per noi l’altro e sulle aspettative che nutriamo verso di lui.

Attribuiamo troppa importanza allo sguardo degli altri? La vergogna è un potentissimo meccanismo sociale che sanziona chi è diverso, appartiene a un’altra cultura o è portatore di un’altra visione della vita. In questo senso suscitare la vergogna dell’altro diventa l’arma del conformismo. Può la vergogna, se riconosciuta e accolta dentro di noi, trasformarsi in risorsa relazionale, rimettendo in moto energie, scelte e azioni che rafforzino noi stessi e riaffermino il nostro particolare modo di «esserci» nel mondo?

A questo sentimento insidioso Boris Cyruknik, neurologo, psichiatra, psicoanalista, professore di etologia umana all’Università di Toulon-Var, ha dedicato un libro, La vergogna (Codice Edizioni, 2011). Cyrulnik ha speso tutta la sua vita nello studio e nella divulgazione dei fattori che favoriscono o inibiscono la «resilienza» (la resilienza rappresenta molto più che una capacità di sopravvivenza o di adattamento ad una situazione difficile, spesso traumatica). Se è vero che per innescare il processo contano alcune risorse individuali, sono importanti anche le storie dell’ambiente familiare e culturale che circondano la persona ferita: ciò che si dice, come viene detto, o quello che non si dice, si nasconde. La vergogna è un fattore ostacolante il processo di resilienza. Una via di fuga dagli esiti incerti consiste nel nascondere quello che ci vergognare. La miseria è difficile da nascondere. Cyrulnik, di origine ebraica, racconta nel libro una sua esperienza personale. Da giovane, costretto a pagarsi gli studi da solo perché non esisteva un certificato che attestasse la morte dei genitori, scomparsi durante la deportazione nazista, andava in giro, anche all’università, indossando pantaloni usurati dal fondo sdrucito. Quando conversava con altri stava molto attento a non assumere delle posizioni che avrebbero potuto svelare lo strappo. Era un tormento continuo. Quello strappo avrebbe tradito in modo inequivocabile la miseria della sua condizione, facendolo sprofondare nella vergogna. E ammutolendo in sol colpo le sue brillanti conversazioni di arte, medicina, politica. Come uscire dalla vergogna quando è un trauma che segna lo sviluppo di un individuo? “L’importante è uscire dal vittimismo. Ma si può uscire dalla vergogna come si esce da una tana, la vergogna non è irrimediabile”, sostiene Cyrulnik».

Rosalba Miceli, La Stampa (per leggere l’articolo completo, clicca QUI).

 

Boris Cyrulnik - La vergogna

«Se volete sapere perché non ho detto nulla, vi basterà cercare ciò che mi ha obbligato a tacere. Le circostanze dell’evento e le reazioni di chi mi è accanto sono state ugualmente responsabili del mio silenzio. Se vi dico cosa mi è successo, non mi crederete, riderete, prenderete le parti dell’aggressore, mi farete domande oscene o, peggio ancora, avrete pietà di me. Qualunque sia la vostra reazione, mi basterà dirlo per sentirmi male sotto il vostro sguardo».

Boris Cyrulnik