Di riscaldamento globale, gas naturale e Cina. E della conversione di uno scettico

Tuttolibri - La Stampa

«”Il riscaldamento globale esiste e lo hanno provocato gli uomini, che possono frenarlo con una strategia in due atti: primo, puntare sul gas naturale per guadagnare tempo; secondo, usare questo tempo per sviluppare le fonti alternative come eolico, solare e nucleare, in modo da risolvere il problema una volta per tutte”. Detto da un ex scettico come Richard Muller, è quasi come se Tolomeo avesse dato ragione a Copernico. Muller è un fisico della University of California a Berkeley, che fino a tre anni fa non credeva al riscaldamento globale. Ora ha cambiato opinione e ha pubblicato un libro, in uscita in Italia da Codice Edizioni con il titolo Energia per i presidenti del futuro, in cui spiega la sua conversione e la strategia energetica che suggerisce ai futuri capi della Casa Bianca.

 

Cominciamo dalla cronaca degli ultimi giorni: cosa pensa del nuovo piano per la riduzione delle emissioni appena presentato dal presidente Obama?

Molto buono, per una semplice ragione: per la prima volta mette al centro della strategia americana il gas naturale, e soprattutto si propone di condividere la nostra tecnologia con i paesi in via di sviluppo.

 

Perché è un passo così importante?

Il riscaldamento globale non si combatte con il buon esempio dei paesi sviluppati, perché per quanto possiamo essere virtuosi, il nostro impatto è minimo rispetto agli altri. I grandi inquinatori oggi sono i paesi in via di sviluppo, Cina in testa, e dobbiamo convincere loro a cambiare.

 

Come?

Spostare la loro produzione di energia dal carbone al gas naturale, che costa e inquina meno. Per riuscirci, però, dobbiamo aiutarli sul piano tecnologico a realizzare la trasformazione. Obama ha detto di essere favorevole.

 

Perché sarebbe una svolta così importante?

Ai ritmi di consumo attuale, il consenso tra gli scienziati prevede un aumento della temperatura globale di 1,5 gradi nell’arco dei prossimi 50 anni. Passando al gas naturale possiamo allungare questo periodo fino a 100 anni, e quindi guadagnare il tempo necessario a sviluppare le fonti alternative necessarie per risolvere in maniera definitiva il problema.

 

Le obiezioni sono almeno due. La prima, geopolitica, è che non ci si può fidare della Cina.

Io rispondo che Pechino non vede l’ora di fare la transizione, perché è la prima a sapere che le conviene, ed è preoccupata per gli effetti interni dell’inquinamento. Questo però significa invitare i suoi ingegneri in America e condividere con loro le nostre tecniche di “fracking”, la fratturazione idrica per estrarre gas naturale.

 

Qui sta la seconda obiezione: anche in America questa tecnica, fondamentale per recuperare le enormi riserve di shale gas, è contestata perché ritenuta pericolosa per l’ambiente.

Sono preoccupazioni sbagliate. I fatti scientifici lo dimostrano, e quando la gente verrà istruita a riguardo non avrà più riserve».

 

Paolo Mastrolilli, Tuttolibri La Stampa (per continuare a leggere, scarica il PDF a lato).

 

 

Richard Muller - Energia per i presidenti del futuroLa questione energetica è sempre più prioritaria e strategica, per gli equilibri internazionali e lo sviluppo economico. Lo testimonia la cronaca recente, come l’incidente alla centrale di Fukushima, e lo raccontano la corsa degli Stati Uniti all’autosufficienza energetica, che ridisegnerà il panorama geopolitico mondiale, e il dibattito sulla fine dei combustibili fossili e sulle fonti rinnovabili, senza dimenticare la bestia nera di questi anni, il riscaldamento globale. Quello dell’energia è un terreno delicato in cui confluiscono ecologia, politica, attualità ed economia, e dove disinformazione e facili strumentalizzazioni sono un rischio concreto. Sapere di cosa si sta parlando sarà quindi cruciale non solo per i futuri capi di stato, ma anche per tutti noi, che dovremo valutare e monitorare l’operato dei decisori politici.