8 marzo: non c’è nulla da festeggiare

La Nuova Sardegna

«Otto marzo, giorno di festa o l’ennesima costruzione per rafforzare le gabbie degli stereotipi? Per Nicla Vassallo, professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova, che anche grazie a un importante background anglosassone (è specializzata al King’s College di Londra) naviga con rigore ed eleganza nella speculazione filosofica più innovativa, non ci sono dubbi: “Non c’è nulla da festeggiare, perché la condizione femminile in Italia non è libera: siamo all’80° posto nel Global gender gap 2012 e abbiamo numeri impressionanti sul femminicidio. L’Inghilterra celebra l’International Women’s Day, al plurale; l’Italia festeggia una donna sola. Che fattezze ha, quest’unica? Perché le donne italiane dovrebbero aspirare a un impoverimento della bellezza e dell’intelligenza di ogni distinta personalità?”

Alcuni sostengono che la donna è legata a un destino di tipo biologico.
Se attribuiamo il destino biologico alle donne dobbiamo attribuirlo anche agli uomini, perdendo i valori culturali che ci rendono umani. Sarebbe lo stato brado. Nella cultura educata che ci siamo costruiti, abbiamo ridefinito e ragionato su noi stessi in termini culturali e valoriali, non di natura. Molti concetti su affettività, amore, famiglia sono costruzioni recenti nate per spirito di conservazione o per ragioni economiche, non hanno nulla a che vedere con la natura.

Qual è il prezzo di continuare a sostenere certe affermazioni deterministe?
Applicato alle donne le porta a un pregiudizio: ci dice che la donna deve essere maternam accudente, seducente, debole, dipendente. La donna è costretta a partorire e allevare figli, non può essere di successo, non può neanche valutare se stessa seriamente sul lavoro, ha poca possibilità di esprimersi nell’agorà.

Che rapporto c’è tra costruzione simbolica del femminile-maschile e lo scatenarsi della violenza di genere?
Alcuni uomini vivono le donne come femmine. Non come esseri umani. Lo stereotipo svalorizza la donna quale essere umano, la rende potenzialmente passibile di violenza. Molte donne d’altronde sono dentro lo stereotipo, non sanno e non vedono l’escalation di ciò che subiscono fino all’ultimo. La prostituzione e il turismo sessuale sono pure molto preoccupanti. Dalla percentuale di uomini italiani che frequentano prostitute, si capisce cosa pensano delle donne».

Giulia Clarkson, La Nuova Sardegna (per continuare a leggere, scarica il PDF a lato).

 

 

Nicla Vassallo - Donna m'apparve

 

Irrazionali, emotive e passive, parlano e amano troppo, sono fedeli, disponibili al contatto umano, adatte ai compiti di cura ma non a quelli dirigenziali, non sono oggettive e non amano la matematica. Questi sono solo alcuni dei luoghi comuni e dei pregiudizi tipici della nostra società, usati per esprimere l’idea che le donne hanno attitudini diverse, e che pensano e agiscono in modo differente, dove diversità è spesso sinonimo di inferiorità.