
Raccontiamo storie in ogni momento. Al bar con amici e amiche, al telefono, persino in un colloquio di lavoro: crediamo di riportare i fatti ma li stiamo selezionando e ordinando. Le storie ci permettono di cooperare, di dare senso alla nostra esperienza, a volte di manipolare la realtà. Oggi, tuttavia, non siamo più i soli capaci a farlo: anche le macchine sono in grado di raccontare. In forma imperfetta, consumando risorse, con implicazioni etiche aperte, ma è indubbio che riescano a farlo. Più che un nuovo medium, l’intelligenza artificiale generativa è un’attrice che finge di agire come un soggetto attivo, ridefinendo così i concetti stessi di creatività e immaginazione. Partendo da una panoramica sulle discipline narratologiche che da decenni studiano il rapporto tra l’Homo sapiens e le storie, Fabrizio Allione e Riccardo Milanesi estendono il dibattito sull’intelligenza artificiale all’ambito narrativo, introducendo la prospettiva delle nuove artificial humanities, un campo di studi che esplora i potenziali contributi delle scienze umane alla comprensione e allo sviluppo dell’IA. Accanto alla cornice teorica, il libro entra nel vivo delle pratiche: prompting, cowriting e le trasformazioni che stanno investendo l’editoria e il lavoro creativo. A partire da esempi concreti di macchine che diventano co-autrici, si arriva agli agenti narrativi che aprono uno scenario inedito in cui il rapporto con l’IA comincia ad assumere caratteristiche che riproducono una vera e propria relazione.
Fabrizio Allione e Riccardo Milanesi sono i fondatori di Deckard – Osservatorio sulle Artificial Humanities, www.artificialhumanities.com