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D’accordo, oggi come oggi la nostra Italia non è proprio sugli scudi… ma il genio italico è ancora bene attestato. Dalla “Vespa” all’ombrello, dalla caffettiera all’aliscafo, sono numerosissimi i brevetti che hanno creato autentiche tappe storiche. L’elenco sarebbe troppo lungo da trascrivere: dovrei citare la mitica “Cinquecento”, piuttosto che la lampada “Parentesi” di CASTIGLIONI, per non parlare dei vari modelli di macchine per scrivere Olivetti. E che dire, allora, del forno da cottura?
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Be it Known. Inizia così l’articolo di Gianluigi Ricuperati su La Repubblica, che recensisce il libro di Vittorio Marchis, 150 (anni di) invenzioni italiane. Il giornalista ci ricorda che inizia così anche la formula di archiviazione di tutti i brevetti presso il Patent Office degli Stati Uniti. (continua a leggere »)

Italiani, popolo di inventori. Ma anche di smemorati. Dimentichiamo infatti che alcune delle invenzioni più importanti e utili della storia le dobbiamo a nostri connazionali. A cominciare dall’ombrello, la pompa per gonfiare le gomme della bicicletta, la matita con il serbatoio per le mine di ricambio, la scatoletta per i Tic-tac, la gruccia per appendere le gonne (quella con i due ganci alle estremità). (continua a leggere »)

Il velocipide, l’ombrello, il coltello da tavola, la bicicletta a motore e la scatola dei Tic Tac, sono solo alcuni dei 150 brevetti che Vittorio Marchis è andato a scovare al Patent Office degli Stati Uniti d’America e che ripercorrono 150 (anni di) invenzioni italiane. (continua a leggere »)

A novembre esce in libreria Centocinquanta (anni di) invenzioni italiane di Vittorio Marchis.
“Se questo libro potesse trasformarsi in un brevetto, come accadeva nelle metamorfosi della mitologia, le sue rivendicazioni di novità non sarebbero di certo le macchine e le invenzioni, le centocinquanta “cose” che sono l’oggetto di questa rassegna…” (continua a leggere »)