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Martedì 15 maggio, alle ore 18, presso la Feltrinelli di Piazza C.L.N, 251 – Torino, presentazione di:
“Il delitto del cervello” di Andrea Lavazza e Luca Sammicheli
La domanda sorge spontanea: se l’agire criminale non è frutto di un’intenzione, ha senso punire chi è “determinato” all’aggressività? Si moltiplicheranno le soluzioni dei procedimenti grazie agli esami cerebrali dell’imputato, gli psicopatici dovranno essere “scusati” a motivo del loro (presunto) deficit d’empatia e un domani potremmo avere sentenze date in totale appalto alla scienza. Minority Report è a un passo. O più precisamente Lombroso Reloaded. (continua a leggere »)

“Dopo i test proiettivi e della personalità, sempre più perizie legali saranno supportate dalle tecniche di neuroimmagine. Sarà questo il possibile traguardo di un percorso iniziato da una ventina d’anni, alla fine del quale il colpevole di un delitto potrebbe tentare di scagionarsi sostenendo: “non sono stato io, ma il mio cervello”. (continua a leggere »)

La neuroscienza cognitiva è ormai entrata nelle aule dei tribunali. La tesi secondo cui gli atti criminali dipenderebbero da una qualche anomalia cerebrale, in grado di giustificare la responsabilità individuale, è sempre più usata dagli avvocati per difendere i propri assistiti.

Ne parlano Andrea Lavazza e Luca Sammicheli nel loro ultimo libro, Il delitto del cervello e in un’intervista a Grazia, Michael Gazzaniga, autore de La mente etica e massimo esperto di neuroscienze e direttore del Sage Center for Study of the Mind della University of California. (continua a leggere »)

“Non sono stato io, è stato il mio cervello”.

Herbert Weinstein, accusato di aver ucciso la moglie, si è difeso così davanti al giudice durante il processo. Il suo avvocato gli ha portato le prove di una menomazione alla membrane aracnoide che poteva renderlo non responsabile della sua condotta.

Si può valutare se un imputato è colpevole o meno in base a tecniche di osservazione e screening del cervello, come i nuovi strumenti di neuroimmagine, e stabilire se fosse in grado di intendere e volere al momento dell’omicidio? (continua a leggere »)

Il Secolo XIX pubblica un estratto del libro di Andrea Lavazza e Luca Sammicheli, I delitti del cervello.
In un libro le nuove proposte poste dalle neuroscienze: la violenza non è solo consapevole.
[...] Chiamiamolo John. Era un tranquillo insegnante della virginia. Forse non il marito migliore nè il padre migliore, ma certamente no un minaccioso pervertito che suscitasse diffidenza e allarme nei familiari e nei conoscenti. All’improvviso cominciò a manifestare comportamenti sessualmente disturbati e un’eccessiva attenzione a immagini e contenuti eccitanti. John in alcuni momenti non “sembrava più lo stesso”. (continua a leggere »)