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Giovedì 17 e Venerdì 18 maggio 2012, Andrea Lavazza, autore di Il delitto del cervello e Siamo davvero liberi? e Roberto Bondì, autore di Come vedessero due soli, parteciperanno al convegno Materia, vita, spirito. Teologia e scienze naturali a confronto presso il Salone della Casa Valdese di Torino. (continua a leggere »)

Martedì 15 maggio, alle ore 18, presso la Feltrinelli di Piazza C.L.N, 251 – Torino, presentazione di:
“Il delitto del cervello” di Andrea Lavazza e Luca Sammicheli
La domanda sorge spontanea: se l’agire criminale non è frutto di un’intenzione, ha senso punire chi è “determinato” all’aggressività? Si moltiplicheranno le soluzioni dei procedimenti grazie agli esami cerebrali dell’imputato, gli psicopatici dovranno essere “scusati” a motivo del loro (presunto) deficit d’empatia e un domani potremmo avere sentenze date in totale appalto alla scienza. Minority Report è a un passo. O più precisamente Lombroso Reloaded. (continua a leggere »)

“Dopo i test proiettivi e della personalità, sempre più perizie legali saranno supportate dalle tecniche di neuroimmagine. Sarà questo il possibile traguardo di un percorso iniziato da una ventina d’anni, alla fine del quale il colpevole di un delitto potrebbe tentare di scagionarsi sostenendo: “non sono stato io, ma il mio cervello”. (continua a leggere »)

La neuroscienza cognitiva è ormai entrata nelle aule dei tribunali. La tesi secondo cui gli atti criminali dipenderebbero da una qualche anomalia cerebrale, in grado di giustificare la responsabilità individuale, è sempre più usata dagli avvocati per difendere i propri assistiti.

Ne parlano Andrea Lavazza e Luca Sammicheli nel loro ultimo libro, Il delitto del cervello e in un’intervista a Grazia, Michael Gazzaniga, autore de La mente etica e massimo esperto di neuroscienze e direttore del Sage Center for Study of the Mind della University of California. (continua a leggere »)

“Non sono stato io, è stato il mio cervello”.

Herbert Weinstein, accusato di aver ucciso la moglie, si è difeso così davanti al giudice durante il processo. Il suo avvocato gli ha portato le prove di una menomazione alla membrane aracnoide che poteva renderlo non responsabile della sua condotta.

Si può valutare se un imputato è colpevole o meno in base a tecniche di osservazione e screening del cervello, come i nuovi strumenti di neuroimmagine, e stabilire se fosse in grado di intendere e volere al momento dell’omicidio? (continua a leggere »)