Un’altra occupazione – Gabriele Ottaviani, Convenzionali

08 maggio 2018 - rassegna stampa - convenzionali.wordpress.com

«Yoav e Uri nel duemilaquindici, anche se sono solo dei ventunenni, in realtà vengono considerati già dei veterani, poiché hanno completato il servizio militare obbligatorio che vige in Israele. Durante il consueto anno di riposo e recupero che viene tributato loro dalle istituzioni in occasioni come quelle si trasferiscono a New York, dove Yoav ha un parente. Naturalmente è come se piombassero dalla sera alla mattina in un’altra galassia: tutto è diverso, difficile, strano, straniante, complicato, incomprensibile, e inizia sin dalle fasi più precoci una continua dialettica, un confronto tra qui e altrove. Finché un giorno qualcosa cambia, e la tensione fino a quel momento comunque tenuta a freno cresce in maniera esponenziale… Vivere è l’avventura più difficile, fare pace con il proprio io ne è il connotato indispensabile, e la realtà è allo stesso tempo oggettiva e soggettiva: Cohen scrive un romanzo intenso e coinvolgente, che sbugiarda le ipocrisie e smaschera gli infingimenti con cui punteggiamo la vita».

Sul blog Convenzionali, Gabriele Ottaviani ci racconta di Yoav e Uri, protagonisti di Un’altra occupazione di Joshua Cohen.

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Israele 2015. Veterani dell’ultima guerra di Gaza ad appena ventun anni, Yoav e Uri hanno terminato il servizio militare obbligatorio nelle forze militari israeliane. Durante il tradizionale anno di riposo decidono di trasferirsi a New York, dove cominciano a lavorare per un lontano cugino di Yoav: David King, ebreo, repubblicano per convenienza, orgoglioso patriota e titolare della ditta di trasloschi King, un vero colosso nel settore. I due amici faticano a ritrovare il passo della vita civile dopo gli orrori della guerra, anche perché il lavoro consiste principalmente nel buttare giù porte negli angoli più poveri del Bronx, di Brooklyn e del Queens, sbattere fuori di casa gli inquilini morosi e confiscarne i beni. Difficile insomma per Yoav e Uri evitare una sinistra sovrapposizione tra il passato in Israele e il presente nella Grande Mela. E quella che comincia come un’attività tutto sommato innocua, anche se stranamente familiare, si trasforma in una situazione carica di tensione, quando entra in scena un proprietario di casa in cerca di vendetta.

«Un libro straordinario che parla di fede, di razze, di classi sociali, e di cosa significa sentirsi a casa». “The New York Times”

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