Come Ta-Nehisi Coates ha complicato la vita a Black Panther – Daniele Ferriero, Esquire

26 febbraio 2018 - rassegna stampa - Esquire

«È in questo solco ideale che Ta-Nehisi Coates interviene a complicare ulteriormente il quadro. Già vincitore del National Book Award, del Pen Literary Award e del Genius Grant della MacArthur Foundation, in Italia si è fatto notare negli ultimi anni con un pugno di libri. Tra questi spicca Tra me e il mondo, uscito per Codice edizioni nel 2016. Il libello è una specie di dialogo in assenza, tra lo scrittore e il figlio, una lettera speciale redatta per il proprio erede. Nonché una testimonianza preoccupata relativa alla condizione degli afroamericani tutti, nella storia e nel presente. Ha i toni dell’elegia ma anche del pamphlet, del memoir biografico iscritto in vicende assai più grandi ed antiche. Mantiene però il tentativo di confronto diretto e alla pari con il presente politico, nonché un’enfasi retorica e linguistica di spessore e una struttura formale che porta a più riprese all’empatia in punta di lacrima. Un libro consigliatissimo. Da parte di un autore che ha avuto l’opportunità di dialogare persino con Obama».

Su Esquire Daniele Ferriero pone  l’accento sull’influenza della prosa di Ta-Nehisi Coates sulle avventure di Black Panther. Continua a leggere l’articolo a questo link.

Di Ta-Nehisi Coates Codice ha pubblicato:

Tra me e il mondo è una lettera che l’autore scrive al figlio Samori nel giorno del suo quindicesimo compleanno. Coates racconta la storia della sua infanzia nella parte sbagliata di Baltimora, della paura delle strade e delle gang, della scuola, della violenza, della polizia. Vincere questa paura, la paura di perdere il proprio corpo, diventerà lo scopo della sua vita. Per la prima volta la ricostruzione della storia americana riparte da zero; e riparte proprio da Ground Zero – dove ben prima del crollo delle torri gemelle c’era la sede del mercato degli schiavi della città di New York – per arrivare alle continue uccisioni ingiustificate di neri da parte della polizia, una violenza che diventa in questo racconto la storia universale del razzismo. Questo è un libro da cui nessuno uscirà indenne.

 

 

 

Dopo l’acclamato Tra me e il mondo, Ta-Nehisi Coates mette in discussione un altro grande conto che l’America ha in sospeso con la storia: il risarcimento ai neri americani per gli oltre duecento anni di schiavitù, la segregazione e la negazione dei diritti più elementari. Anche dopo l’abolizione formale della schiavitù, gli afroamericani sono stati ostacolati nell’esercizio dei diritti inalienabili di ogni cittadino: al voto, allo studio, al lavoro. Soprattutto, scrive Coates, del diritto alla casa, «il tesserino d’accesso al sacro ordine della classe media americana». Affrancare uno schiavo per poi farne un cittadino a metà equivale a lasciargli le catene addosso, con il benestare di chi dovrebbe tutelarlo. Dalle spietate pratiche  discriminatorie del mercato immobiliare alle strane incongruenze del New Deal, Coates presenta il conto all’America. E non è un conto da poco.

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