Nostra sorella solitudine – Ugo Morelli, Doppiozero

11 aprile 2018 - rassegna stampa - www.doppiozero.com

«La solitudine è una questione relazionale e pubblica. Eppure viene letta principalmente come se fosse un problema individuale, privato. Anche se un fenomeno pubblico la solitudine lo è sempre stato, non è difficile comprendere perché ci appare un fatto personale, riguardante i singoli. Chi è solo è solo, ma oggi sembra che si sia soli in modo diverso dal passato.(…)

Il fatto è che noi siamo esseri intersoggettivi, non individuali. La solitudine diventa un problema perché è una deprivazione di ciò che è costitutivo del nostro essere: la relazione. La solitudine è oggi una vera e propria piaga sociale, tanto che il Regno Unito ha istituito un ministero della solitudine. Secondo Eurostat, l’11,9% degli italiani sopra i 16 anni non ha nessuno con cui parlare dei propri problemi personali. Siamo tutti connessi ma molto soli».

Su Doppiozero, Ugo Morelli indaga il tema della solitudine 2.0 con Insieme ma soli di Sherry Turkle.

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Insieme ma soli - Sherry TurkleLe nuove tecnologie alla base della comunicazione digitale contemporanea ci fanno credere di essere meno isolati perché sempre connessi. Si tratta però dell’illusione di una reale intimità: i nostri profili online esistono in funzione del numero dei contatti, oggetti inanimati e intercambiabili che acuiscono il senso di solitudine. Allo stesso tempo si sta completando il ventaglio dei rapporti possibili con i robot, dall’ipotesi di affidar loro i propri figli a quella di farne dei veri e propri partner. Questo è il paradosso indagato da Sherry Turkle: mentre gli amici in rete sono in realtà presenze prive di sostanza, molti desiderano, talvolta disperatamente, attribuire emozioni umane ai robot.

Insieme ma soli è una storia di dissociazione emotiva, ma anche una storia di speranza, perché anche dove la saturazione digitale è maggiore, molti, soprattutto fra i giovani, si interrogano su cosa sia davvero il rapporto umano, e chiedono il ritorno a forme più naturali di dialogo. Alla fine Facebook, il BlackBerry e l’iPhone ci spingono a ricordare chi siamo veramente: esseri umani con scopi umani.

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