Quando il crimine è opera del cervello

29 aprile 2013 - rassegna stampa - L'Adige

«L’origine del crimine, la giustizia della giustizia sono i temi sviluppati nel saggio Il delitto del cervello, di Andrea Lavazza e Luca Sammicheli. Le fondamenta del sistema giuridico potrebbero cambiare alla luce delle neuroscienze. Oggi il sistema penale è fondato sulla convinzione che la colpa sia generalmente frutto di una libera scelta. Dalla consapevolezza e dalla possibilità di scegliere da parte di chi compie un delitto deriva il concetto di colpa e di punizione relativa. É riconosciuta la cosiddetta infermità di mente, da cui deriva incapacità o limitazione nello scegliere il proprio comportamento, e inesistenza o limitazione della responsibilità. In questi casi cambia il tipo di pena, che si considera più dal punto di vista assistenziale-curativo che punitivo. Fra le due concezioni si pone il concetto di riabilitazione: si presuppone che la punizione debba essere intrisa di una forma di educazione che trasformi il criminale in una persona non più pericolosa, concetto che vediamo svilupparsi in modo anche utopistico, sulla scia dell’ottimismo e della fiducia in una scienza che scienza non è: la psicoterapia».

Federica Mormando, L’Adige (per continuare a leggere, scarica il PDF a lato)

Andrea Lavazza, Luca Sammicheli - Il delitto del cervelloIn un senso siamo certamente uguali, tutti membri della specie Homo sapiens sapiens, e in un altro senso, noto e banale, siamo diversi l’uno dall’altro per gusti, percorsi di vita, scelte, valori. […] Ma forse oggi scopriamo che siamo irrimediabilmente diversi in dotazioni naturali, che la lotteria genetica ha un ruolo più importante di quello che pensavamo.

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