Il male e il suo lato buono. Intervista a Livio Milanesio – Luca Greco, Fatti e Fabulae

21 marzo 2018 - rassegna stampa - fattiefabulae.com

«Il male è un concetto semplicistico. È sempre molto difficile riuscire a definire le cose in maniera univoca. Il bene e il male, da cui derivano regole e dottrine, sono semplificazioni che ci aiutano a vivere; sono delle categorie che riescono a tranquillizzarci. Nella narrativa è più importante una storia verosimile che una storia vera perché ti tranquillizza. Il processo di Norimberga si conclude con la condanna di una serie di cattivi assoluti e la “glorificazione” di altri personaggi, come ad esempio Albert Speer. Lui è l’architetto Nazismo, ma si fa pochi anni di carcere. Scrive un libro e diventa una mezza star. Speer non fa parte della narrativa del male perché indossa poco la divisa, è piacente, parla in inglese e non è il capo della polizia politica come Gӧring. Speer è colpevole tanto quanto gli altri perchè ha progettato il teatro sul quale è stata costruita la narrativa nazista. Se non ci fossero state le sue celebrazioni, il partito nazista sarebbe stato uno di quei tanti partiti che in qualche anno sarebbe scoparso. Il concetto di male quindi è relativo: gli ebrei perseguitati dopo la fine della guerra non ci interessano perché non fanno parte della narrativa giusta».

Sul blog Fatti e Fabulae, Livio Milanesio racconta la genesi e le ricerche svolte durante la scrittura de La verità che ricordavo.

Clicca qui per leggere l’intervista, a cura di Luca Greco.

La fine della Seconda guerra mondiale è nell’aria, ma nella campagna piemontese il vecchio Benito Sereno spera che duri ancora quel tanto che gli serve per intascare una lauta ricompensa, consegnando al regime fascista tre “articoli” interessanti: Michele, un partigiano, suo fratello minore Dino, colpevole solo di avere fattezze giudaiche, e la ribelle Teresa, la madre che li protegge con le unghie e con i denti. Michele sarà deportato a Chemnitz e Dino a Königsbrück. Nel suo viaggio il ragazzo verrà accompagnato da uno strano personaggio, un nano “di eccezionale altezza” che gli farà da guida. All’Offizierskasino del lager vivrà una prigionia “dorata” che rafforzerà in lui l’attitudine a distogliere lo sguardo dall’orrore che lo circonda. Nella palazzina del Circolo stringerà amicizie, imparerà a cucinare e intreccerà una delicata storia d’amore con una Helferin tedesca. Ma la guerra incombe: arrivano i bombardamenti, l’avanzata sovietica e quella degli americani, il crollo della Germania nazista. Dino ritrova Michele, segnato dalla prigionia, e vagando per la Germania distrutta è finalmente obbligato a vedere tutto quello che gli era stato risparmiato: le fosse dei cadaveri a cielo aperto, le vittime delle deportazioni, la disumanità, la distruzione.

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Tag: Codice Narrativa, la verità che ricordavo, Livio Milanesio, Olocausto, Romanzo, Seconda Guerra Mondiale, Storia