Llamazares – Cacciatore che guarda in su di Gabriele Di Fronzo, L’Indice

06 maggio 2016 - rassegna stampa - L'Indice

LlamazaresQuando gli inuit vanno a pesca, non cercano il pesce, ma gli aironi blu. Il pesce sotto la coltre di ghiaccio non si può vedere, ma dove quegli uccelli volteggiano, dove questi precipitano in picchiata, lì sotto c’è il pesce. Gli inuit, quindi, invece che guardar giù, nell’acqua gelata e spessa, tirano su la testa e guardano in cielo. Non c’è il rischio di specchiarsi, anche se la vanità non credo rientri tra i vizi delle popolazioni antartiche, e se questi sono un briciolo più rapidi dell’agguato degli aironi, il pesce è cosa fatta.
Lo stesso esercizio lo fa, con una maestria dolce, il protagonista del nuovo romanzo di Julio Llamazares, “Le lacrime di San Lorenzo“, quando la sera tardi esce di casa e va a cercare i suoi ricordi più introversi guardando mica per terra, non è l’isola di Ibiza dove abita su cui posa gli occhi nella sua ricerca, ma spostando lo sguardo per aria, alla costellazione notturna che come un lenzuolo dà la notte a molti, meno a chi vuol ricordare. Scova le reminiscenze cui è più caro, gli affetti persi perché la vita di tanto in tanto fa la tara e gli amori che non si allontaneranno mai neppure tra dieci ere geologiche e a tremila anni luce di distanza. Capo all’insù, di gran lunga meglio se ad accompagnarlo c’è il figlio, l’uomo ritorna a certe estati, a certi giochi d’infanzia, a certe epidermidi di donne, come un vero gigante della malinconia. Julio Llamazares tessendo assieme episodi della vita di un uomo, alcuni leggiadri, altri disgraziati, e quanti ancora solo tristi o solo felici, erige un altare in memoria del passato, suo e a beneficio del figlio che porta con sé in questi agguati notturni, assecondando la disposizione puntiforme delle stelle nella volta celeste.

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