Libertà e flussi di informazione nella Rete: e se i «persuasori occulti» fossimo noi? – Damiano Palano, “L’Avvenire”

15 giugno 2018 - rassegna stampa - Avvenire

«Alla fine degli anni Cinquanta Vance Packard mise in guardia il pubblico occidentale contro le nuove tecniche di manipolazione dell'”inconscio” sfruttate dalla pubblicità. Nelle società opulente, si leggeva nella spietata denuncia formulata nei Persuasori occulti, “Sono all’opera su vasta scala forze che si propongono, e spesso con successi sbalorditivi, di coinvolgere le nostre abitudini inconsce, le nostre preferenze di consumatori, i nostri meccanismi mentali, ricorrendo a metodi presi in prestito dalla psichiatria e dalle scienze sociali”. L’ingresso della televisione nelle case dei cittadini occidentali e l’avvento della società dei consumi sembrò a lungo avvalorare il quadro delineato da Packard. Ma molte di quelle ipotesi furono in seguito ridimensionate. Negli ultimi anni lo spettro di nuovi e ancora più insidiosi “persuasori occulti” è tornato ad aleggiare sulle democrazie occidentali. E da diverse parti si è sostenuto che l’esito di importanti consultazioni elettorali sarebbe stato influenzato dall’azione di potenze straniere. Un piccolo contributo per ridimensionare – anche se non per negare – il ruolo dei nuovi “persuasori occulti” viene da Liberi di crederci. Informazione, internet e post-verità di Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini, un agile volume che illustra efficacemente alcuni dei meccanismi con cui funzionano i flussi della rete».

Su “L’Avvenire” Damiano Palano racconta il libro di Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini e il suo approccio ad antichi meccanismi cognitivi che nel mondo della Rete hanno originato dinamiche nuove e sorprendenti. Continua a leggere QUI l’articolo.

“Liberi di crederci” di Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini. Illustrazione di Sébastien Thibault

La verità è un concetto labile e sfuggente che coesiste con un essere umano emotivo e imperfetto, limitato nelle sue capacità conoscitive. L’avvento di internet, e soprattutto dei social network, ha facilitato l’accesso a una grande massa di informazioni senza mediazioni, e ha generato l’illusione che questa porta d’ingresso conducesse alla conoscenza, fino ad allora prerogativa delle élite. La rete però sta tradendo le aspettative di molti, producendo, più che un’intelligenza, una disinformazione pericolosa (e spesso strumentalizzata) e una grave radicalizzazione nell’opinione pubblica. Così, a colpi di paradossi e cortocircuiti, il World Economic Forum nel 2013 ha inserito la disinformazione nella lista delle minacce globali, molte delle quali (da Trump alla Brexit, fino ai movimenti antivaccinisti) sembrano oggi aver preso forma; e secondo l’autorevole Oxford Dictionary, “post-truth” è diventata la parola del 2016.

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