Quando le bufale disintegrano il dialogo – Andrea Capocci, il manifesto

25 giugno 2018 - rassegna stampa - Il manifesto

«A 38 anni, il ricercatore romano Walter Quattrociocchi dirige il laboratorio di Scienza dei dati e complessità all’università Ca’ Foscari di Venezia. Informatico di formazione, oltre che dalle riviste specializzate, le sue ricerche sono citatissime dai media internazionali (“New York Times”, “Guardian” e altre), ma anche dai documenti che “contano”, come il Global Risk Report del forum economico mondiale di Davos. Quando nel 2017 Laura Boldrini creò un tavolo di lavoro per combattere le fake news, il coordinamento del gruppo di esperti fu affidato proprio a lui. Da poco è in libreria Liberi di crederci. Informazione, Internet e post-verità, scritto da Quattrociocchi insieme alla giornalista Antonella Vicini e basato sulle ricerche del gruppo interdisciplinare del ricercatore, composto da informatici, fisici e neuroscienziati. Il saggio esce in un periodo molto caldo, visto che il dibattito politico sembra monopolizzato dai tweet di Salvini. Non che le bufale online su immigrati, vaccini e sbarchi sulla Luna non esistessero anche prima ma se a diffonderle sono ministri e sottosegretari il corto-circuito è davvero pericoloso. Tuttavia, secondo lo scienziato Quattrociocchi, combattere le fake news a colpi di pazienti ricostruzioni documentate è uno sforzo inutile».

Andrea Capocci intervista per “il manifesto” Walter Quattrociocchi, uno dei massimi ricercatori ed esperti di fake news. Ad emergere è il quadro di un momento molto delicato, in cui la quasi maggioranza delle discussioni più accese sul web sono oggetto di bufale, non facili da smontare né da prevenire. Continua a leggere l’intervista QUI.

“Liberi di crederci” di Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini. Illustrazione di Sébastien Thibault

La verità è un concetto labile e sfuggente che coesiste con un essere umano emotivo e imperfetto, limitato nelle sue capacità conoscitive. L’avvento di internet, e soprattutto dei social network, ha facilitato l’accesso a una grande massa di informazioni senza mediazioni, e ha generato l’illusione che questa porta d’ingresso conducesse alla conoscenza, fino ad allora prerogativa delle élite. La rete però sta tradendo le aspettative di molti, producendo, più che un’intelligenza, una disinformazione pericolosa (e spesso strumentalizzata) e una grave radicalizzazione nell’opinione pubblica. Così, a colpi di paradossi e cortocircuiti, il World Economic Forum nel 2013 ha inserito la disinformazione nella lista delle minacce globali, molte delle quali (da Trump alla Brexit, fino ai movimenti antivaccinisti) sembrano oggi aver preso forma; e secondo l’autorevole Oxford Dictionary, “post-truth” è diventata la parola del 2016.

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