Fabio Geda su “Un uomo discreto” di Alexandre Postel

28 maggio 2014 - rassegna stampa - La Stampa

«Cos’è la verità? Ce lo chiediamo da sempre. I filosofi s’accapigliano da secoli senza riuscire a trovare un punto d’accordo -chi dice che è oggettiva e chi dice che è soggettiva, chi dice che è relativa e chi dice che è assoluta- mentre generazioni di narratori intessono storie che sono, in modo più o meno velato, tentativi di risposta. Nel 1950, nel Giappone che rialzava la schiena dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale, se lo chiese un regista, Akira Kurosawa. Si chiese “Quante facce ha la realtà?” e ciò che ne uscì fu un film cui nessuno in patria diede credito fin quando non vinse il Leone d’Oro: Rashomon. E via così, scrittori e registi, uno dietro l’altro, senza soluzione di continuità; perché come diceva Calvino uno dei motivi per cui raccontiamo storie è rimettere in circolo vecchi quesiti, continuare a scandagliare gli abissi dell’inconoscibile sapendo che tanto non ne verremo mai a capo – indagare per il gusto d’indagare, insomma, ché in certi casi la domanda conta più della risposta. Il romanzo di Alexandre Postel Un uomo discreto (Codice Edizioni, traduzione di Martina Cardelli) è stato premiato come miglior esordio al Goncourt 2013. Perché è scritto con cura, sì, perché tra le pagine del libro aleggia una suspense raffinata che ricorda le cose migliori di Hitchcock e tiene il lettore inchiodato alla poltrona fino all’ultima riga, certo, ma anche perché obbliga il lettore a interrogarsi ancora una volta sul grande enigma: la verità. A cercarne i confini (sempre che ne abbia) dentro se stesso. A individuarne la scaturigine: chi decide cosa è vero per me? Chi traccia i confini del vero e del falso nella mia vita? E soprattutto, quale territorio si estende tra questi due estremi?

Nel romanzo la risposta a questa domanda Alexandre Postel la offre subito, dice: “Tra il falso e il vero c’è uno spazio, quello dell’apparenza del vero. È lo spazio dell’impostura, della seduzione, dell’opinione, della stupidità, anche. L’apparenza del vero è l’incubo della verità”. L’incubo in cui precipita il protagonista della storia: Damien North.

Damien North è un professore di filosofia di mezza età, nipote di Alex North, figura di spicco della politica francese; un uomo solitario e triste, vedovo, che porta avanti la propria carriera universitaria con stanco rigore. Quando una mattina d’inverno la polizia suona alla sua porta accusandolo di aver scaricato dalla rete materiale pedopornografico (centinaia di fotografie con corpi di bambini intrecciati a corpi di adulti) è come se il magnifico gelso del cortile, il gelso che cura con amorevole devozione, fosse d’un tratto crollato sulla casa, il tronco marcio, vermi bianchi a scavare cunicoli. North sa di essere innocente, ma non può dimostrarlo: sul suo portatile non ci sono le foto, ma ci sono i file fantasma che testimoniano il loro passaggio da quel computer: e questo è un dato, questo è verità. E poi c’è la sua vita, la sua solitudine, una foto di sua nipote in costume da bagno, una firma contro un progetto di legge che intende schedare chiunque frequenti minorenni (educatori, allenatori, insegnanti), una risposta colta ma supponente data a una giornalista: ogni dettaglio s’incastra per comporre agli occhi dell’opinione pubblica -persino a quelli del fratello- un’immagine mostruosa: l’immagine del segreto inconfessabile e del peccato. E di fronte alla società ciò che conta non è tanto la realtà (ciò che davvero è) quanto l’apparenza della realtà (ciò che pensiamo che sia). Il dubbio è ruggine. Corrode. E intacca non solo chi osserva, ma l’oggetto stesso del sospetto. È una pestilenza, il dubbio, contagio e miasma. E infetta nella carne e nello spirito anche Damien North».

Fabio Geda, La Stampa (per continuare a leggere, clicca QUI).

 

postelQuando, una mattina d’inverno, la polizia suona alla porta di Damien North, timido e discreto professore di filosofia, su di lui si abbatte l’accusa atroce di aver scaricato materiale pedopornografico sul suo computer. North sa di essere innocente, ma trovare le prove che lo scagionino è un problema intricato, che trasforma il tranquillo e abitudinario professore nella vittima sacrificale ideale, in una società alla ricerca del colpevole a tutti i costi. La storia, raccontata da Postel alla maniera del miglior Hitchcock si snoda in un labirinto di segreti inquietanti, svelati poco a poco, per arrivare a un finale magistrale.

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Tag: Alexandre Postel, Fabio Geda, narrativa, Un uomo discreto