Eguali almeno in partenza

04 settembre 2013 - rassegna stampa - Domenica - Il Sole 24 Ore

«Disuguaglianza e crescita (D&C) sono sempre presenti nelle discussioni sulla crisi. Tra spread, stabilità finanziaria e indici di Borsa, sono in verità questi due elementi dell’economia reale il vero sottofondo dei tempi difficili che stiamo vivendo. I punti di prodotto interno lordo (Pil) persi in questi anni, a partire dal 2008, hanno reso il mondo occidentale più povero, soprattutto i paesi dell’Europa meridionale. Il che ha smascherato le pie illusioni della decrescita felice, e instillato un’avida sete di Pil, di creazione di nuova ricchezza (C). L’altro elemento è la Disuguaglianza (D). Nel senso che è percezione comune che sia stato in qualche modo l’aumento della disuguaglianza alimentato dal vento del libero mercato (deregolamentazione, bonus, derivati, eccetera -tutte cose da ricchi-) a generare la crisi, che la crisi stessa abbia colpito soprattutto i più vulnerabili e che, di conseguenza, le politiche che ci dovranno accompagnare fuori dalla recessione dovranno redistribuire più risorse dai ricchi ai poveri. Come insomma ci fosse una crescita sana, in cui la distanza tra ricchi e poveri non aumenta (C senza D) e una malsana, quella vissuta negli anni pre Lehman, fondata invece su sempre maggiori differenze (C+D).

Quello del rapporto tra Disuguaglianza e Crescita è in verità un tema molto complesso. Con chiarezza magistrale l’economista francese François Bourguignon -grande accademico e già capo economista della Banca Mondiale- ci guida passo a passo per capire come ragionare sulla questione. Il suo è un libretto che tutti dovrebbero leggere per evitare la cattura demagogica di dibattiti quali Imu sì Imu no che ci tormenta in questi giorni. Bourguignon parte dalla disuguaglianza globale, quella che misura la distanza nel livello di reddito sia tra abitanti di Paesi diversi che tra abitanti dello stesso Paese. Per intenderci, c’è una componente di disuguaglianza nazionale (la distanza tra i ricchi e i poveri italiani) e una componente di disuguaglianza internazionale (la distanza a livello di reddito dei ricchi italiani e dei poveri dell’Etiopia o dell’India). Negli ultimi due anni queste due componenti hanno avuto traiettorie divergenti. Grazie alla crescita straordinaria dei Paesi emergenti (confrontata a quella ben più pigra delle economie mature) milioni e milioni di persone hanno visto i loro redditi e le loro ricchezze avvicinarsi a poco a poco a quelle dei Paesi più ricchi. E soprattutto, se si guarda ai gradini più bassi della scala, si è ridotto drasticamente -di seicento milioni- il numero di individui poveri, che vivono con meno di un dollaro al giorno».

Giorgio Barba Navaretti, Domenica – Il Sole 24 Ore (per continuare a leggere, scarica il PDF a lato).

 

François Bourguignon - La globalizzazione della disuguaglianzaLa globalizzazione è normalmente identificata come causa di ingiustizie e tensioni sociali: i dati però, mentre disegnano un mondo fatto di disuguaglianze sempre crescenti fra gli individui, ci dicono anche come le differenze nella ricchezza delle nazioni si siano alquanto livellate, portando il tenore di vita medio dei cittadini di paesi emergenti come il Brasile, la Cina e l’India ad avvicinarsi a quello di nordamericani ed europei. La globalizzazione è quindi stata “anche” un’opportunità per i paesi emergenti e in via di sviluppo? Un paradosso che François Bourguignon affronta corredando la sua analisi con la descrizione degli strumenti normativi a disposizione di governi e organizzazioni.

 

 

 

 

 

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