Dino e la finestra dorata sull’orrore – Angela Vecchione, Exlibris20

28 marzo 2018 - rassegna stampa - exlibris20.it

«Dino, protagonista de La verità che ricordavo e padre dell’autore, sperimenta gli anni più bui dell’Europa e tra il 1943 e il 1945 guarda il mondo da una finestra che non è azzardato definire “dorata”, in una Germania afflitta dalla devastazione più cupa.

(…) Se questo romanzo può suggerire fortunatissimi copioni di benignana memoria, o sopravvalutate narrazioni, poi portate sullo schermo, quello di cui è mancante costituisce proprio il suo punto di maggiore forza: l’eroe. Colui che inventa un universo che non esiste solo per chiudere gli occhi al figlio sulle barbarie, quello che si addentra nel buio del lager solo per aiutare il suo amico; l’eroe che per definizione antepone l’altro a se stesso, morendo per una causa giusta. Il protagonista tratteggiato da Livio Milanesio è uno di noi, uno che grazie alla sua mancanza di eroismo ha cercato di vivere e sopravvivere nell’inferno, come avrebbe fatto chiunque al posto suo. Portando la sua pelle eroicamente a casa e consentendo a noi, capaci di comprendere solo marginalmente e spesso attraverso modelli poco realistici, ciò che è veramente stato».

Su exlibris20, Angela Vecchione tratteggia il profilo di Dino, protagonista del romanzo di Livio Milanesio.

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La fine della Seconda guerra mondiale è nell’aria, ma nella campagna piemontese il vecchio Benito Sereno spera che duri ancora quel tanto che gli serve per intascare una lauta ricompensa, consegnando al regime fascista tre “articoli” interessanti: Michele, un partigiano, suo fratello minore Dino, colpevole solo di avere fattezze giudaiche, e la ribelle Teresa, la madre che li protegge con le unghie e con i denti. Michele sarà deportato a Chemnitz e Dino a Königsbrück. Nel suo viaggio il ragazzo verrà accompagnato da uno strano personaggio, un nano “di eccezionale altezza” che gli farà da guida. All’Offizierskasino del lager vivrà una prigionia “dorata” che rafforzerà in lui l’attitudine a distogliere lo sguardo dall’orrore che lo circonda. Nella palazzina del Circolo stringerà amicizie, imparerà a cucinare e intreccerà una delicata storia d’amore con una Helferin tedesca. Ma la guerra incombe: arrivano i bombardamenti, l’avanzata sovietica e quella degli americani, il crollo della Germania nazista. Dino ritrova Michele, segnato dalla prigionia, e vagando per la Germania distrutta è finalmente obbligato a vedere tutto quello che gli era stato risparmiato: le fosse dei cadaveri a cielo aperto, le vittime delle deportazioni, la disumanità, la distruzione.

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Tag: la verità che ricordavo, Livio Milanesio, narrativa, Olocausto, romanzo, Seconda Guerra Mondiale