Difendiamo Internet dai suoi paladini (aprile 2012)

23 aprile 2012 - rassegna stampa - La Lettura - Corriere della Sera

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Evgeny Morozov, autore de L’ingenuità della rete, ci spiega perché Anonymous, firma dietro la quale si nascondono “hacktivisti” che danno vita ad azioni di protesta su internet, e il Dipartimento di Stato americano, rischiano di compromettere quello per cui entrambe si battono: difendere la “libertà di internet”.

Il programma americano per la «libertà di Internet» è nella migliore delle ipotesi inefficace, e nella peggiore controproducente, perché, se da un lato esalta il potenziale liberatorio dei social media nei regimi autoritari, dall’altro nasconde alcune minacce concrete che stanno emergendo e che non hanno nulla a che fare con i dittatori, ma hanno invece molto a che fare con una sorveglianza aggressiva, la scomparsa della privacy, e l’incredibile avidità della Silicon Valley.

Il caso di Anonymous non è però facilmente inquadrabile. Questo movimento è così diffuso, fluido e a volte poco organizzato, che chiunque cerchi di attribuirgli un’ideologia coerente — o di ritenerlo responsabile delle conseguenze che produce — non potrà che restare deluso. Eppure, non sarebbe troppo azzardato concludere che lamaggior parte dei recenti attacchi di alto profilo che recano l’imprimatur di Anonymous — soprattutto quelli ai siti web delle aziende di sicurezza informatica e del governo cinese — scaturiscono da un desiderio di mantenere la «libertà di Internet» non molto diverso da quello del Dipartimento di Stato americano.

Evgeny Morozov

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