Dalla vita militare alla ditta di traslochi – Tina Guiducci, Gazzetta di Mantova

22 giugno 2018 - rassegna stampa - Gazzetta di Mantova

«Non dimenticheremo facilmente quel faccendiere di David King mentre si aggira, pancia strabordante, tra gli invitati di un party agli Hamptons, il 4 luglio. Traslocatore da generazioni, fa affari anche in recessione, svuotando immobili che vanno liberati a ogni costo e lucrando sulla merce che nessuno più riscatta. Separato, con una figlia che lo evita appena è possibile, ha un’amante, che è anche la sua capoufficio, che illude ad anni. Lui stesso non ha una grande opinione di sé, e noi di lui. Pare passi il tempo a fingere di riscattarsi, a compiere qualcosa di buono, senza mai farlo sul serio. Finché arriva una mail che lo invita a trovare un’occupazione al giovane Yoav, figlio della cugina che vive in Israele, che a ventun anni ha terminato il servizio militare obbligatorio. L’occasione per rimettersi in pari con il debito che sente verso Israele».

Tina Guiducci racconta sulla “Gazzetta di Mantova” David King e gli altri personaggi di Un’altra occupazione, il romanzo di Joshua Cohen che abbiamo avuto il piacere di presentare durante la scorsa edizione del Salone del Libro di Torino. Continua a leggere QUI l’articolo.

“Un’altra occupazione” di Joshua Cohen

Israele 2015. Veterani dell’ultima guerra di Gaza ad appena ventun anni, Yoav e Uri hanno terminato il servizio militare obbligatorio nelle forze militari israeliane. Durante il tradizionale anno di riposo decidono di trasferirsi a New York, dove cominciano a lavorare per un lontano cugino di Yoav: David King, ebreo, repubblicano per convenienza, orgoglioso patriota e titolare della ditta di trasloschi King, un vero colosso nel settore. I due amici faticano a ritrovare il passo della vita civile dopo gli orrori della guerra, anche perché il lavoro consiste principalmente nel buttare giù porte negli angoli più poveri del Bronx, di Brooklyn e del Queens, sbattere fuori di casa gli inquilini morosi e confiscarne i beni. Difficile insomma per Yoav e Uri evitare una sinistra sovrapposizione tra il passato in Israele e il presente nella Grande Mela. E quella che comincia come un’attività tutto sommato innocua, anche se stranamente familiare, si trasforma in una situazione carica di tensione, quando entra in scena un proprietario di casa in cerca di vendetta.

«Un libro straordinario che parla di fede, di razze, di classi sociali, e di cosa significa sentirsi a casa». “The New York Times”

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