Nel Bronx o in Cisgiordania c’è sempre un inquilino da sfrattare – Joshua Cohen, TuttoLibri

08 maggio 2018 - rassegna stampa - Tuttolibri - La Stampa

«Nel 2008 a New York era facile che mi imbattessi in persone che venivano sfrattate o subivano dei pignoramenti e perdevano la casa, e intanto mi dicevo: Niente che io non abbia già visto. Uomini corpulenti, quasi inamovibili, uomini che abbattevano le porte e privavano gli interni di tutto, impossessandosi di quello che venivano chiamati a possedere, prima di lasciare gli scarti sul marciapiede: questi traslocatori stavano facendo le stesse cose, le stesse cose fisiche, che fanno i soldati dell’esercito israeliano in Palestina. Non tanto a Gaza, dove il metodo preferito per gli sgomberi sono gli attacchi aerei, ma di sicuro in Cisgiordania. Ciononostante, non volevo fare un’analogia tra le due situazioni. Non volevo creare una metafora. Questi dispositivi retorici implicano delle corrispondenze che sono troppo concrete (l’analogia) o troppo astratte (la metafora). Quel che volevo, invece, era presentare due esperienze: da una parte lo sfratto-il pignoramento-il trasloco all’americana, e dall’altra il servizio militare israeliano, in maniera consecutiva. Volevo presentare le vite di due giovani israeliani che hanno fatto esperienza e che sono stati complici di entrambe le dimensioni».

Su TuttoLibri – La Stampa, Joshua Cohen parla di pignoramenti e perdita della propria casa: temi caldi di Un’altra occupazione, il suo romanzo sull’America di “oggi”.

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Israele 2015. Veterani dell’ultima guerra di Gaza ad appena ventun anni, Yoav e Uri hanno terminato il servizio militare obbligatorio nelle forze militari israeliane. Durante il tradizionale anno di riposo decidono di trasferirsi a New York, dove cominciano a lavorare per un lontano cugino di Yoav: David King, ebreo, repubblicano per convenienza, orgoglioso patriota e titolare della ditta di trasloschi King, un vero colosso nel settore. I due amici faticano a ritrovare il passo della vita civile dopo gli orrori della guerra, anche perché il lavoro consiste principalmente nel buttare giù porte negli angoli più poveri del Bronx, di Brooklyn e del Queens, sbattere fuori di casa gli inquilini morosi e confiscarne i beni. Difficile insomma per Yoav e Uri evitare una sinistra sovrapposizione tra il passato in Israele e il presente nella Grande Mela. E quella che comincia come un’attività tutto sommato innocua, anche se stranamente familiare, si trasforma in una situazione carica di tensione, quando entra in scena un proprietario di casa in cerca di vendetta.

«Un libro straordinario che parla di fede, di razze, di classi sociali, e di cosa significa sentirsi a casa». “The New York Times”

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